Motivo di grande soddisfazione che la bozza di programma dell'Unione sui Beni culturali susciti tanto interesse, come dimostra il dibattito ampio che si sta sviluppando su diversi organi di stampa. Nella convention di sabato è diventato "ufficiale" e possiamo da qui in avanti farlo vivere in un confronto a tutto campo tra forze politiche e operatori, studiosi, ricercatori. È infatti, di fondamentale importanza che intomo a questo mondo e a quello della produzione culturale cresca l'interesse dell'opinione pubblica, delle istituzioni, dei cittadini. L'articolo della Presidente di Assotecnici, Irene Berlingò, pubblicato dall'Unità, contribuisce con alcuni spunti interessanti. In questo breve intervento vorrei tuttavia riprendere soltanto qualche passaggio che contiene imprecisioni di lettura o di interpretazione del nostro pezzo di programma, in particolare quelle che riguardano il presunto «passaggio della tutela alle Regioni» e la presunta «delega delle funzioni di tutela alle Università». Non so in quale testo siano state lette espressioni come queste. Certamente non nel nostro, dove non si parla assolutamente di attribuire funzioni e compiti amministrativi di tutela alle Università; scelta che, peraltro, non sarebbe consentita dall'attuale ordinamento italiano in materia di patrimonio culturale. Piuttosto, si prefigura un maggior coinvolgimento delle Università nello svolgimento di attività conoscitive e didattiche e per la formazione degli operatori, ma anche, perché no, per le attività di ricerca e di studio relative all'innovazione e alla sperimentazione. Le Università sono solo uno dei soggetti chiamati a partecipare alla programmazione di un sistema nazionale e locale della tutela e della valorizzazione dei beni culturali e dei territori, che coinvolge tutti i soggetti portatori di competenze istituzionali ed amministrative definite e riconosciute dalla disciplina in materia. Dunque, nessuna sostituzione di ruoli o di funzioni è stata prevista, bensì, semplicemente, e coerentemente con il dettato costituzionale, si vuole iniziare quel "nuovo corso", da tutti auspicato, di leale collaborazione fra Stato e Regioni e di condivisione di progetti e responsabilità rispetto allo svolgimento di attività che sono interesse comune. Si tratta, quindi, di uscire dalla competizione tra le Istituzioni, e tra queste ed i soggetti privati, per costruire un sistema che ha l'obiettivo imprescindibile della tutela del patrimonio culturale, la sua valorizzazione e la sua gestione ottimale. Noi parliamo di più tutela e di più valorizzazione, che devono procedere insieme. Il programma, inoltre, ribadisce la centralità del ruolo pubblico nelle risorse e negli indirizzi e della funzione di garanzia, coordinamento e indirizzo che spettano allo Stato, il potenziamento degli Istituti centrali, il rafforzamento delle figure dei Soprintendenti e del personale scientifico, la previsione di autonomia amministrativa e contabile delle soprintendenze, la previsione di nuove assunzioni che consentano un ricambio generazionale, l'istituzione di un Osservatorio della cultura presso il ministero, sono tutti elementi che non possono far dubitare delle intenzioni dell'Unione sulla necessità di restituire al ministero per i Beni e le Attività Culturali una organizzazione efficace ed efficiente finalizzala ai beni culturali, alla loro tutela e alla crescita civile e sociale dei cittadini. Le critiche alla gestione delle politiche perseguite dal centrodestra in questi cinque anni di governo sono del tutto condivisibili, anche perché siamo stati noi i primi a farle in Parlamento, ma devono essere rivolte a chi ne porta la responsabilità. Noi, nel programma condiviso da tutti i partiti dell'Unione, proponiamo un'inversione di tendenza per una più efficace opera di tutela e valorizzazione di lutti i beni culturali e paesaggistici con vincoli rigorosi. Esigere per credere. Responsabile Cultura Ds, coordinatrice del programma dell 'Unione sulla cultura
Beni Culturali, cinque anni da dimenticare
La bozza di programma dell'Unione sui Beni culturali suscita grande interesse e dibattito. La Presidente di Assotecnici, Irene Berlingò, ha pubblicato un articolo in cui ha corretto alcune imprecisioni di lettura o interpretazione del programma. Il programma prevede un maggior coinvolgimento delle Università nello svolgimento di attività conoscitive e didattiche, ma non una sostituzione di ruoli o funzioni. Si vuole invece iniziare un "nuovo corso" di leale collaborazione fra Stato e Regioni per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.
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