BitLab è il primo osservatorio permanente sull'immagine all'estero del nostro Paese: i dati il 18 alla Borsa del turismo di Milano ROMA Michelangelo, l'oste burbero e però geniale in trattoria, un tuffo dove il mare è più blu. Per un certo romanticismo da Gran Tour, pure il brigante per strada aveva il suo senso, significava avventura: Italia paese per partire e un po'morire. Una volta era così. Oggi questo è il lettino, tutto il giorno fanno 130 euro, le consiglio il bagno al largo che qui è pieno d'alghe. Una rapina che ha ben poco di poetico, gli stranieri non sono Byron e Stendhal, il risultato è che da noi i turisti vengono sempre meno o quasi più. Prezzi alti, mari inquinati, autostrade che non funzionano, servizi scarsi e ora anche il pericolo terrorismo. La stampa ìnternzionale ci racconta così, i loro lettori vanno altrove, da noi non è più vacanza. Solo qualcosa si salva: i piccoli borghi, gli itinerari fuori rotta sulle tracce di cinema e letteratura, i posti dove si mangia bene o ancora si impara qualcosa. «Il fenomeno della diserzione del nostro paese è noto da almeno 5 anni ma mai se ne sono volute capire le vere ragioni» lamenta Carlo Bassi, amministratore delegato di Expo Cts società del gruppo Fiera Milano che ha avuto l'idea di commissionare «a terzi» il BitLab, primo "osservatorio permanente sull'immagine all'estero del turismo italiano". Dai principali quotidiani stranieri i resoconti su ambiente, arte e design, città, cultura, cibo, gente, trasporti. I risultati verranno presentati al Bit, Borsa internazionale del turismo, a Milano dal 18 al 21 febbraio. Il ritratto non è dei migliori. Lo scorso anno 40 milioni di turisti stranieri, un buon dato (1,7) «anche se dentro ci sono i viaggi per la morte del Papa» spiega Bassi. Per il 2006 previsioni non rosee. I reportage sull'Italia non sono patinati come le brochure delle agenzie di viaggio. Il mare non più quello di una volta dicono i tedeschi che il Belpaese era seconda patria. "Vacanza fregatura" titola e non ci gira attorno la Bild. Tra ombrellone, lettino e panino una giornata in spiaggia ti manda fallito. I prezzi degli alberghi, una fortuna. La Frankfurter Allgemeine Zeitung è un pò ' più costruttiva: la classica vacanza da spiaggia non basta più, servono servizi. Ma poi: abusivismo, spazzatura, mare sporco. Gli austriaci ce l'hanno con le autostrade (la corrispondenza è dalla Salerno-Reggio Calabria, figuriamoci), i prezzi dei biglietti aerei troppo cari. Quando partono, visto gli scioperi (Der Standard). Conviene una low cost e andarsene alle Antille. Ma le città d'arte resistono, si dirà. Sbagliato rispondono francesi, inglesi, americani. Nessuna cura dell'immenso patrimonio artistico, vandalismo, affollamento nei musei, traffico in città. Roma e Firenze e Venezia addio. Nella capitale, scrivono tedeschi e austriaci, paura terrorismo. Per gli americani la bomba vera è quella dei prezzi per dormirci a Roma, anche in un semplice bed and breakfast. Gli spagnoli ci fanno sapere che «nella capitale ci sono pochi taxi, in totale 5.680, che signìfica una media di 2,1 taxi per mille abitanti, contro i 9,9 di Barcellona e gli 8,3 di Londra» (La Vanguardia). E fa venire i brividi quel modo freddo e vero di scrivere dell'Independent: «II ricco patrimonio artistico italiano soffre: per mancanza di denaro, per mancanza d'interesse e per pura stupidità». Negli occhi degli altri qualcosa delle nostre terre s'illumina ancora: i borghi medioevali del centro Italia, soprattutto Umbria e Marche, il cuore duro dell'Abruzzo. L'entroterra siciliano quello di Camilleri, la Sardegna quella senza vip, le masserie pugliesi, le ville del Brenta. Piacciono i ritmi lenti, gli ulivi, il formaggio e il vino, l'arcaico vero o presunto di molta nostra provincia. Qui i turisti vogliono dormire nei castelli, nei monasteri, alle terme o anche nelle stalle. E anche se il conto è 5 stelle, grazie e tornerò.