Interventi Marcello Belgioioso Un bene culturale soffiato al Comune «La seduta del consiglio comunale del 2 febbraio si è sciolta, prima che fosse approvata la delibera di acquisizione al patrimonio comunale del Palazzo Castromediano, attiguo al Palazzo Vernazza che è di proprietà comunale e oggetto di restauro. Poiché detta delibera, nonostante le preoccupazioni da me espresse in conferenza dei capigruppo e le assicurazioni fornitemi dal presidente del Consiglio, non approderà in Consiglio entro il termine stabilito da Codice Urbani, l'amministrazione comunale rischia seriamente di dover rinunciare ad una dimora cinquecentesca di grande pregio. Giova chiarire questa vicenda, il cui svolgimento complesso desta più di qualche dubbio. Il Palazzo Castromediano era stato messo in vendita dal proprietario originario per 82.600 euro. Trattandosi, tuttavia, di un bene culturale sottoposto a vincolo di tutela, il Comune avrebbe potuto, come ha fatto, esercitare il diritto di prelazione sull'acquisto. Tale diritto è stato deliberato in giunta nel maggio 2005 e il consiglio comunale è stato interpellato dopo sette mesi, nel dicembre 2005, per l'acquisizione definitiva dell'immobile. Ma il proprietario di Palazzo Castromediano, l'acquirente e il notaio, che ha stipulato un atto di compravendita, hanno ritenuto nulla la delibera di giunta, perché a loro parere toccava al consiglio comunale approvare il diritto di prelazione entro 180 giorni dalla denunzia tardiva dell'atto di compravendita notificato al Ministero per i Beni culturali ed ambientali in data 25 marzo 2005, come dispone l'art. 61, 2 comma del D.L. n. 422004. Dunque, l'atto di compravendita dell'immobile è stato perfezionato a beneficio di un privato che, a sua volta, lo ha rivenduto al prezzo quasi triplicato di 205.000 euro ad una società. L'amministrazione comunale, avuta notizia di questa seconda compravendita, oltre ad adire le vie legali per far valere il diritto di prelazione, a suo dire, esercitato in maniera corretta già al momento della prima compravendita, ha ritenuto opportuno, tuttavia, in via cautelare, esercitare per la seconda volta il diritto di prelazione, ancora con una delibera di giunta, e al nuovo prezzo, per garantirsi comunque l'acquisto del bene in oggetto. In questa circostanza è stato previsto però anche il passaggio in consiglio comunale nel termine di sessanta giorni dalla notifica del 13 dicembre u.s., e quindi entro il prossimo 11 febbraio, del nuovo atto di compravendita, la cui denunzia è stata notificata al Ministero nei tempi previsti, come dispone il citato D.L. E' da notare che nel primo provvedimento la giunta acclarava l'impossibilità di esperire tali procedure in maniera completa, investendo il consiglio comunale, data la ristrettezza dei tempi. Ristrettezza che non è stata fatta valere nel secondo provvedimento, visto che trascorrono tra approvazione di giunta e di consiglio comunale appena 20 giorni. Ancora una volta l'amministrazione comunale, come ha fatto per il Pru di San Pio e per altri provvedimenti in materia urbanistica (ad esempio, la chiusura delle corti), ha espropriato il consiglio comunale delle sue prerogative, col risultato di rischiare seriamente di perdere il cinquecentesco Palazzo Castromediano e di doverlo acquisire poi ad un prezzo quasi tre volte superiore rispetto al prezzo fissato originariamente dal proprietario. Eppure, invece di ispirarsi alla sentenza del Tar del Molise o del Tar del Trentino favorevoli all'interpretazione che ha dato l'amministrazione circa la competenza della giunta ad esercitare il diritto di prelazione, bastava consultare la pag. 76 della Guida normativa 2005, manuale pratico in possesso di tutti gli uffici comunali. In essa si chiarisce tra l'altro che nella sentenza del Consiglio di Stato sez. IV del 24602 n. 3430 si afferma che è competenza del consiglio comunale, ai sensi dell'art. 42 comma 2 lett. l del testo unico 2672000, l'esercizio del diritto di prelazione in queste fattispecie. Occorre, infatti, rivendicare ed affermare con forza l'interesse del Comune al controllo del mercato di beni sottoposti a tali generi di vincoli rispetto alla tutela del diritto di proprietà individuale. Delle due l'una: o l'Amministrazione ritiene di aver seguito l'iter procedimentale corretto e, quindi, deve percorrere le vie legali per ottenere rispetto del primo diritto di prelazione sul bene di interesse culturale e, in questo caso non avrebbe dovuto esercitare un nuovo diritto di prelazione nella seconda compravendita; oppure, come è più probabile, sa di aver sbagliato una prima volta, espropriando il Consiglio della decisione ultima nei termini previsti e, come ha fatto, ha portato in Consiglio la delibera per il compimento dell'iter, che è tuttavia mancato per lo scioglimento della seduta. Ai numerosi errori fin qui compiuti, sta per aggiungersene un altro e ben più grave, quello di voler investire il Consiglio dell'iter di approvazione della prelazione su palazzo Castromediano, quando i termini per la delibera consiliare saranno anche questa volta scaduti. Chi si assumerà la responsabilità dell'eventuale, probabile perdita di quel bene, strappato dai privati al Comune ed interdetto alla fruizione dei cittadini? La vicenda, oltre ad evidenziare la solita volontà politica della giunta di espropriare il Consiglio delle sue prerogative, potrebbe determinare il risultato di non aver scoraggiato o addirittura di aver nei fatti assecondato un'operazione di pura speculazione immobiliare dei privati». Marcello Belgioioso (consigliere comunale di Rifondazione)
LECCE: Un bene culturale soffiato al Comune
Il consiglio comunale non ha approvato la delibera di acquisizione al patrimonio comunale del Palazzo Castromediano, attiguo al Palazzo Vernazza, a causa della seduta che si è sciolta prima dell'approvazione. Il Palazzo Castromediano è un bene culturale sottoposto a vincolo di tutela e il Comune avrebbe potuto esercitare il diritto di prelazione sull'acquisto. Tuttavia, il proprietario ha ritenuto nulla la delibera di giunta e ha perfezionato l'atto di compravendita con un privato, che lo ha rivenduto ad una società a un prezzo quasi triplicato.
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