Inps, Inail e Inpdap chiamano in causa il consiglio di stato Una sentenza sbagliata, basata su ricostruzioni non suffragate da prove, motivata dalla paura di andare contro il volere del governo. Sono queste le accuse che i consigli di vigilanza di Inps, Inail e Inpdap muovono al Tar del Lazio, colpevole' di avere rigettato il ricorso da loro presentato contro la dismissione dei 396 immobili (buona parte dei quali di proprietà dei tre enti previdenziali) nel Fip, il Fondo immobili pubblici, ordinata dal ministro dell'economia, Giulio Tremonti, a fine dicembre 2004. L'appello degli istituti è stato presentato al Consiglio di stato qualche settimana fa: un documento corposo, di 74 cartelle, che ItaliaOggi ha potuto consultare in esclusiva. Il ricorso è stato avanzato contro i dicasteri dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e dei beni culturali (nelle persone dei rispettivi ministri pro tempore) e, insieme, contro il Fip, Finnat Banca EuroAmericana e la sua società di gestione del risparmio Investire immobiliare (in quanto gestori del fondo) e, per ultimo, l'Agenzia del demanio. Oggetto: la richiesta di annullamento della sentenza del Tar del Lazio (sezione III) n. 5405. I Civ non abbassano la guardia, quindi, contro un'operazione di cartolarizzazione che a loro giudizio avrebbe svilito, per tenere sotto controllo l'aumento del debito pubblico, il patrimonio immobiliare e lo stato di salute finanziaria degli istituti: uno scippo', come è stato definito dai Consigli di vigilanza, basato principalmente sulle perizie sottostimate rispetto ai reali valori di mercato degli edifici traslati nel Fip. Perentorie le accuse esposte al consiglio di stato nei confronti dei giudici del Tar del Lazio. Probabilmente intimoriti alla ritenuta rilevanza economico-finanziaria della lite e del suo preteso impatto sul bilancio dello stato, i primi giudici hanno finito con l'aderire acriticamente a quanto affermato dall'amministrazione', si legge nel ricorso. Altra obiezione: il Tar, nel ricostruire la vicenda, ha dato per effettivamente avvenute tutte le previsioni del decreto ministeriale relative al pagamento del prezzo da parte del Fip al ministero dell'economia'. Un'operazione, in verità, conclusa solo recentemente, nel mese di settembre 2005 (e non come previsto nel dicembre 2004), a sentenza del Tar già promossa. Non c'è un documento da cui questi elementi potessero essere tratti', è scritto nel ricorso. Figuriamoci per quanto attiene ad aspetti più specificatamente attinenti alla percezione del corrispettivo da parte degli enti e al canone d'uso gravante sugli enti previdenziali relativamente ai beni strumentali già di loro proprietà'. Il Tar, dunque, non si sarebbe neanche preoccupato di verificare che il ministero del tesoro non aveva ancora provveduto ad assegnare agli enti la quota parte del prezzo incassato per il trasferimento degli immobili. Passaggi che danno una chiara rappresentazione dell'approccio palesemente acritico rispetto alle tesi delle amministrazioni intimate, utilizzato dal primo giudice nell'esaminare la vicenda', sostengono i Civ. Ancora, a finire nel Fip sono stati immobili in uso strumentale da parte di Inps, Inail e Inpdap, vale a dire edifici adibiti a sedi delle strutture degli istituti: un'operazione di cartolarizzazione, attaccano i Consigli di vigilanza, che non sarebbe stata del tutto limpida. Per l'acquisto degli immobili, infatti, il Fondo, malgrado la legge rinviasse la perizia degli edifici ai valori di mercato, avrebbe corrisposto al ministero del tesoro un prezzo stimato in misura largamente inferiore'. L'operazione, di cui gli istituti non sono stati messi a conoscenza, sarebbe stata fatta da un esperto, in teoria indipendente', non estraneo al conflitto d'interesse. Esperto', accusa il ricorso, in realtà, nominato senza il rispetto delle procedure d'assegnazione degli appalti pubblici di servizi dalla stessa società di gestione del risparmio acquirente'.