«Beni culturali in crisi di identità» Missioni soppresse e stravolto l'assetto delle Soprintendenze Dal soprintendente archeologo per la Puglia, Giuseppe Andreassi, riceviamo e pubblichiamo. Ampi spazi e insperato interesse stanno dedicando in questi giorni gli organi d'informazione alla protesta di funzionari e dipendenti del ministero per i Beni e le attività culturali, e per quanto ci riguarda della Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia, per l'avvenuta soppressione, nell'ultima Finanziaria, dell'indennità di missione per le attività all'esterno degli uffici, attività che risultano non solo frequenti ma soprattutto caratterizzanti dell'impegno di architetti, storici dell'arte e, per l'appunto, archeologi, la stragrande maggioranza dei quali ha sempre anteposto la mission culturale dell'Amministrazione e gli interessi del territorio ai piccoli e pur legittimi interessi personali. Ritengo però che l'oggetto principale della protesta non debba essere la nuova disposizione di legge, discutibile fin che si voglia ma diretta a conseguire qualche pur piccola economia, ma la crisi strutturale che da anni affligge quella che è stata per quasi un secolo e mezzo la gloriosa Amministrazione statale delle antichità e belle arti. Non per nulla, a ottobre 2002, in occasione del convegno di Taranto sulla Magna Grecia, già esprimevo forti preoccupazioni di fronte alle incalzanti riforme del nostro ministero. L'anno precedente, infatti, si era avuta la definizione delle nuove più ristrette direzioni generali, cui aveva fatto seguito l'individuazione, nei compiti e nei responsabili, di quei Servizi che avevano ereditato su base specialistica le competenze trasversali delle preesistenti divisioni dell'unica direzione generale detta delle Arti. Nel frattempo era stata compiuta una scelta di fondo: la creazione, per ogni regione, di almeno una Soprintendenza riferita a ciascuno dei tre settori del preesistente Ufficio centrale per i beni archeologici, architettonici, artistici e storici, senza con ciò negare qualche iniziativa legata con evidenza a ragioni politiche o di campanile, come l'istituzione delle due soprintendenze 'miste' di Lecco e di Lecce: scelta, quest'ultima, che si sarebbe anche potuta condividere se poche settimane prima la storica Soprintendenza «mista» di Bari non fosse stata già sdoppiata. Ove si pensi che ogni nuovo ufficio dello Stato non può comportare aumento di personale, non è difficile immaginare la non invidiabile situazione in cui vennero a trovarsi i colleghi architetti e storici dell'arte (e poi in parte anche noi archeologi) per ripartirsi le risorse umane e le stesse sedi museali o di uffici. Ancora, in occasione dell'ultima «Settimana della Cultura» sottolineavo che mai come in quel momento l'iniziativa si svolgeva in uno scenario di incertezza politica e istituzionale, trovandoci alle prese con affanni solo in parte nuovi, fra risorse finanziarie ed umane sempre più esigue per una gestione efficace del patrimonio e riforme organizzative che si rincorrevanono al centro e in periferia senza riuscire a trovare il necessario punto di equilibrio. E dobbiamo fare appello a un ottimismo che viene da lontano per non perdere il tradizionale intendimento di essere al servizio dei cittadini, nonché la speranza di rappresentare ancora un modello per quei tanti giovani che si dedicano a studi attinenti i beni culturali, e ai quali vorremmo vedere riaperta la prospettiva di far valere le proprie qualità all'interno di un'Amministrazione che affonda con orgoglio le radici negli anni appena successivi all'unità nazionale. Sul finire del 2005 ha visto la luce il volume «I fili della meraviglia», catalogo di una mostra realizzata dalla Soprintendenza nel castello di Gioia del Colle. Introducendolo, constatavo con preoccupazione i grandi cambiamenti (ma soprattutto le gravi difficoltà) che da alcuni anni interessano (o affliggono) l'Amministrazione dei beni culturali. Gli uffici vengono infatti aggregati o disaggregati seguendo troppo spesso gli estri del momento o delle parti; gli organismi centrali si moltiplicano creando competenze trasversali non sempre perspicue nelle connessioni; soprattutto nei nostri uffici periferici (quelli di frontiera) gli organici, tecnici ed amministrativi, si fanno sempre più esigui in quanto da lustri non si bandiscono concorsi aperti ai giovani. Grandi risorse finanziarie e umane, invece, vengono impegnate per discutibili procedimenti di riqualificazione generalizzate del personale, forieri di ulteriore destabilizzazione. Eppure, nuovi musei e importanti restauri vengono finanziati e conoscono la solennità delle cerimonie inaugurali, ma poi non vi sono i fondi, le persone e i modi perché le nuove strutture funzionino regolarmente e le manutenzioni siano garantite; così si esulta per le tante mostre che attirano migliaia di visitatori, ma non si pensa a programmi che contemplino anche la realizzazione di spazi per la corretta gestione quotidiana del patrimonio: laboratori, sale di studio e soprattutto quei magazzini sulla cui superflua polverosità molti ironizzano, ma che restano fondamentali per conservare con ordine i reperti che ancora numerosi provengono dal territorio e senza i quali magazzini non possono realizzarsi validi allestimenti né di musei né di mostre temporanee. Se questo è lo scenario generale, ben venga la protesta per la soppressione delle indennità di trasferta, purché non si confonda l'aspettativa dei singoli con il tradimento, in atto da tempo, degli interessi più generali del Paese e con la messa in liquidazione degli organismi legittimamente preposti alla tutela del patrimonio culturale. Giuseppe Andreassi Soprintendente archeologo Puglia
PUGLIA: L'appello-denuncia del soprintendente ai Beni archeologici Giuseppe Andreassi dopo gli ultimi tagli nella Finanziaria
Il testo è un articolo di un giornale che esprime le preoccupazioni del soprintendente archeologo per la Puglia, Giuseppe Andreassi, riguardo alla crisi strutturale dell'Amministrazione statale delle antichità e belle arti. La protesta dei funzionari e dipendenti del ministero per i Beni e le attività culturali è stata dedicata alla soppressione dell'indennità di missione per le attività all'esterno degli uffici. Andreassi ritiene che l'oggetto principale della protesta non sia la nuova disposizione di legge, ma la crisi strutturale che affligge l'Amministrazione statale.
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