È Napoli la città prescelta come sede di un osservatorio permanente sui centri storici delle città d'Europa e dei paesi del Mediterraneo. E il 2 ottobre prossimo il capoluogo campano sarà il teatro per il "World Habitat Day", evento dell'Onu (promosso da Unhabitat). Questo quanto emerso nel corso della prima edizione di Rhuf: il convegno dedicato al tema della "Rivitalizzazione dei tessuti storici urbani". La due giorni (è prevista per oggi la chiusura dei lavori) ha fornito l'occasione per un confronto fra le esperienze maturate in 13 città di 4 continenti nel campo del restauro e della riqualificazione urbana. Il progetto Sirena ha vestito i panni del "cavallo di battaglia" per Napoli, sulla base del lavoro che suggella il rapporto tra pubblico e privato, l'obiettivo della Regione «è di estendere il progetto a livello regionale, e approvare anche la legge sul centro storico, per dotarlo di nuove norme e strumenti», come annunciato dal presidente Bassolino. Il Governatore ha focalizzato l'attenzione sulla modalità di recupero portata avanti da Sirena, presieduta da Bruno Discepolo. «Sirena finora ha riguardato tanti edifici ed ora guarderà ai bassi, che saranno trasformati; ricordiamo che il centro storico napoletano è uno dei più grandi d'Europa. Restaura e riqualifica, e l'insieme degli interventi realizzati hanno fatto in modo che il centro storico, a differenza di altri, continui ad essere abitato da diverse classi sociali, e dalle componenti più popolari. Questa "stella polare" della nostra visione urbanistica e sociale è fondamentale». «Il nostro centro storico - ha detto la Iervolino racchiude testimonianze greche, romane, medievali, anche in periferia, dalla preistoria al 19 secolo; un patrimonio ricchissimo, che Sirena ha contribuito a rivalutare». Sono Marsiglia, Dublino, Santiago De Campostela, Lisbona, Leicester, Vilnius, Avana, Tunisi, Cairo, Tianjin, Vladivostok, Amman le realtà a confronto con quella locale. Diversa la tipologia degli interventi. In Irlanda l'operazione ha riguardato un'area post industriale di 21 mila metri quadrati abitata da un ceto medio-basso, dove è stato creato un distretto finanziario, e sono stati attratti anche investimenti da parte delle banche. In Inghilterra, a Leicester, l'intervento ha riguardato gli edifici "scadenti" costruiti negli anni '60, offendo 4000 posti di lavoro. Recuperati su un'area di 50 mila metri quadri, ospitano uffici.