La mostra scomoda sulle Foibe, rifiutata dall'università Roma Tre, ufficialmente perché le foto sono troppo forti, trova asilo al Miur del ministro Letizia Moratti, arbitro della contesa che ribadisce: «Bisogna ricordare nella verità, senza strumentalizzazioni». Ieri mattina i dieci cartelloni sull'eccidio dei 15 mila italiani trucidati dai partigiani e dai soldati di Tito, in Istria, Dalmazia, Trieste e Gorizia, realizzati da Azione Universitaria (movimento studentesco vicino ad An) sono stati allestiti nell'atrio del ministero di viale Trastevere. Un luogo di passaggio, appunto. Perché tutti vedano che non devono più esistere olocausti di serie A e di serie B. E per ribadire che 60 anni di silenzio sul genocidio di connazionali, tra la fine della seconda guerra mondiale e i primi mesi di pace, sono troppi. Invece il silenzio resiste. Per un motivo o per un altro, come è accaduto con il «no» del rettore di Roma Tre Guido Fabiani perché sarebbe «una mostra-spot». E potrebbe essere letta come una provocazione. Alla faccia della legge (la 30 marzo 2004 n.92) che istituisce il «Giorno del ricordo», il 10 febbraio appunto, pubblicizzato dal ministero dell'Istruzione con una circolare, inviata il 27 gennaio scorso, con cui si invitavano le scuole di ogni ordine e grado a «diffondere la conoscenza dei tragici eventi» favorendo «da parte di istituzioni ed enti «la realizzazione di studi, convegni» e altro «per conservare la memoria della vicenda». Adesso quella circolare, che ieri pomeriggio aveva tra le mani il sottosegretario Valentina Aprea, mentre illustrava alla stampa il senso dell'iniziativa, chiesta dal deputato di An Maurizio Gasparri, diventa un atto d'accusa contro il preside di Roma Tre Guido Fabiani. Perché il sottosegretario non ha stigmatizzato l'episodio. Ma il foglio, con l'invito a pubblicizzare il «Giorno del ricordo» che aveva tra le mani, invece, sì. «Abbiamo voluto dedicare un momento di attenzione al significato che questa giornata riveste» ha detto il sottosegretario Aprea, davanti ai pannelli portati da Piero Cavallo e Matteo Petrella di Azione Universitaria. «La scelta di ospitare la mostra è coerente con la legge 92 del 30 marzo 2004 e con la circolare ministeriale - ha continuato - che, come tutti gli anni, incoraggia le scuole ad approfondire gli eventi storici» e «il ministro Moratti con questo gesto ha voluto contribuire a ricostruire l'identità nazionale e a rendere omaggio a tutte le vittime di tutti i crimini». Aprea ha anche ricordato, sottolineandole come un «esempio», le parole pronunciate l'altro ieri dal presidente Ciampi: «È giunto il momento che i ricordi ragionati prendano il posto dei rancori esasperati». Ma che c'era nei dieci cartelloni scomodi? Sicuramente non sono state le foto delle vittime a disturbare. Per quanto drammatiche, sono solo due le immagini con i cadaveri, anche se raccontano l'agonia di settimane nelle foibe, dove venivano gettati da vivi, con le ossa rotte, in gruppi di dieci, legati insieme da fili di ferro. Perché solo ad uno sparavano e, cadendo, trascinava gli altri. Vicino a quei morti, stride tanto la foto di Tito, definito «combattente per la pace» da «L'Unità» del 5 maggio 80, che dedica la prima pagina alla morte del generale. Nella prima pagina dell'allora organo ufficiale del Pci, riprodotta da Azione universitaria su uno dei cartelloni-denuncia più incivisi dal titolo: «Complicità imbarazzanti», è pubblicata anche la foto dell'ex presidente della Repubblica Sandro Pertini, ritratto in un'occasione ufficiale insieme a Tito. Dev'essere stato proprio quel Tito-combattente-della-pace a dar fastidio al rettore di Roma Tre, che aveva bollato la mostra: «troppo politica». Curioso per un rettore che di politica ne ha sempre fatta, replica il presidente nazionale di Azione Universitaria Donzelli, che ricorda quando Fabiani «proibì la coca-cola nei distributori automatici e impedì un convegno di studenti cubani». «Il rettore Fabiani si dimetta» chiede il coordinatore nazionale degli eletti di Azione Universitaria, Vittorio Pesato che sottolinea: «qello che è successo all'Ateneo di Roma Tre è la riprova che molti rettori non solo sono schierati politicamente a sinistra, ma che utilizzano le università per fare militanza politica». Sempre ieri gli studenti di Azione universitaria si improvvisavano uomini-sandwich, indossando i pannelli nell'atrio di Roma Tre. Mentre Tor Vergata e altre 70 università esponevano la mostra. A Palermo invece il preside pentito, costretto a fare dietro-front dalla manifestazione inscenata dagli studenti davanti al liceo classico «Meli» dove era stata impedita la commemorazione delle vittime delle Foibe, osservava un minuto di silenzio.