Poi va' a fidarti di quel che giurano certi signori. Alla soprintendenza speciale di Pompei il ministero per i Beni e le attività culturali potrà soffiare sotto il naso 30 milioni dì euro. E negli uffici dello scavo archeologico, che abbraccia anche siti come la Villa dei Papiri, le ville di Stabia e di Oplontis, oltre alle città sepolte da cenere e lapilli nell'eruzione del 79 d.C, dovranno pure stare zitti. Anche se per legge sarebbero soldi «loro», entrati in cassa dalla vendita dei biglietti. E stavolta lo «sfilar» via quei soldarelli non è opera di Tremonti: è un'operazioncella che il viceministro con delega all'archeologia Antonio Martusciello, di Forza Italia, non ha fermato a dispetto di quanto proclamato poco tempo fa. Come segnala il segretario di settore della Uil Gianfranco Cerasoli, nel decreto «milleproroghe» appena passato, l'articolo 39 prevede che il ministero potrà prelevare dagli incassi fino a un massimo di 30 milioni di euro, se Pompei non ha deciso come spenderli, per dirottarli verso interventi «immediatamente cantierabili - scusate il linguaggio burocratico - all'interno del programma di valorizzazione e conservazione dei beni culturali». Un'eclatante contraddizione dei principi dell'autonomia tante volte sbandierati dal governo, ma lasciamo stare: suona più strano che l'onorevole Asciutti, di Forza Italia, aveva presentato un emendamento del genere a gennaio, il 23 era andato in Aula al Senato, le proteste sindacali spinsero Martusciello a farlo ritirare. Per pochi giorni... Pompei è una soprintendenza speciale, la più autonoma che ci sia nella gestione dei soldi: è nata prima del governo Berlusconi, ha un suo bilancio, un suo conto corrente, un city manager, ha un soprintendente di lunga e provata esperienza, Pietro Giovanni Guzzo, e un direttore amministrativo, Luigi Crimaco, nominato dal ministro Buttiglione. Nel 2005 ha incassato 23 milioni di euro, più o meno la media annua, di cui l'80 dai biglietti. È una soprintendenza particolare anche perché la pressione della criminalità organizzata si fa sentire e non vede di buon occhio una gestione alla luce del sole di un sito da 2,4 milioni di visitatori l'anno. Da comunicato stampa: Crimaco non commenta e attende di vedere «nuovi scenari», Guzzo è diplomatico ma ribatte: «Si valuteranno le conseguenze. Dal punto di vista tecnico la soprintendenza ha in corso progetti e lavori, compresi quelli inseriti nell'accordo quadro con la Regione Campania». I lavori pianificati sono molti: per la Villa dei papiri, la Villa di Poppea a Oplontis, per l'asse viario della città e case lì affacciate, intanto la pratica per bandire la gara d'appalto dei percorsi notturni è ferma. Ed è sempre Cerasoli che pone a Martusciello una domandina mica da poco: «le somme non spese di tutte le soprintendenze arrivano a un totale di 950 milioni di euro: quella ai beni architettonici del Piemonte ne ha 67 non spesi, l'omologa di Milano 37, Perugia 23». Perché dunque bersagliare Pompei? Oggi dalle 8.30 alle 10.30 c'è assemblea indetta dalla Uil.