Il processo proseguirà il 31 maggio. Mentre la Bologna estiva era impegnata a fronteggiare caldo e programmi vacanzieri, per un vero e proprio colpo di fortuna, di quelli che sembrano inventati proprio nei torridi giorni d'estate, durante lavori di ristrutturazione alL' Accademia di Belle Arti è stato ritrovato sopra le vecchie librerie (nel vecchio convento di S. Ignazio, oggi aula magna dell'Accademia) un grande rotolo misterioso che conteneva una vera sorpresa. Ma andiamo con ordine. I lavori previsti per la ristrutturazione procedevano sotto la supervisione del direttore dell'Accademia Mauro Mazzalì, soddisfatto per il fortunato rinvenimento di un portone che rielle dimensioni coincideva esattamente con le misure necessarie all'installazione della nuova porta dell'aula magna. Fra i problemi tecnici da risolvere: l'altezza del pavimento moderno e la necessità dello spostamento delle vecchie librerie con relativa pulitura dei magnifici volumi conservati all'interno, senza parlare dei nuovi impianti luce, riscaldamento e il ripristino dei ballatoi fatiscenti, carichi di un secolo di gazzette ufficiali impolverate e inamovibili. Allora direttore, come avete fatto la scoperta? «Mentre gli operai cercavano di smontare le vecchie librerie presenti nell'aula magna, probabilmente costruite frettolosamente per qualche evento importante all'inizio del secolo, si sono accorti che in cima a una di queste era appoggiato un lungo rotolo, nascosto alla vista dall'alta cornice del mobile. Con . cautela l'hanno portato a terra...». E cosa avete trovato nel rotolo? «Nessuno di noi sospettava o sperava che celasse le opere di due celebri pittori, Domenico Aspari e Cesare Masini. Ho chiamato due miei colleghi responsabili del fondo storico, Pietro Lenzini e Fabia Farneti, per avvertirli della scoperta». La prima reazione? «La professoressa Farneti ha pensato subito ad un dipinto più volte citato nelle fonti come proprietà dell'Accademia, ma mai trovato. Fare un ritrovamento così, oggi, sembra una cosa davvero improbabile eppure è stato subito chiaro che il grande rotolo era una tela di notevoli dimensioni. E quando l'abbiamo aperta abbiamo avuto una doppia sorpresa, infatti le tele erano due, entrambe in ottime condizioni e di estrema importanza sia dal punto di vista pittorico che da quello storico. E' un recupero fortunato anche perché queste due tele testimoniano per diverse ragioni due passaggi fondamentali sia per la storia della pittura che pei quella della nostra Accademia». Per quale ragione? «Il quadro di Aspari fa parte di un concorso bandito per le celebrazione della posa della prima pietra del Foro Bonaparte a Milano nel 1802, e per inneggiare a Napoleone artefice della nuova ricostituzione degli studi. A questo concorso parteciparono i più grandi artisti del momento, come Giuseppe Bossi, il segretario dell'Accademia di Belle Arti di Milano, interprete principale della linea moderna dell istruzione artistica, la cui influenza fu fondamentale anche per le accademie di Bologna e Venezia. Cinque i vincitori le cui opere vennero destinate ad altrettante città della Repubblica. Queste opere risultavano quasi tutte perdute a parte quella di Clemente Alberi, docente di pittura a Bologna, ancora oggi conservata a Palazzo Forti a Verona. D dipinto di Giuseppe Bossi, vincitore del premio destinato alla città di Milano, per un certo periodo disperso, oggi si trova a Brera, le altre tre opere tra cui quella mandata a Bologna risultavano smarrite». Dunque si ricompone il puzzle... «Questo felice ritrovamento ci restituisce il terzo tassello dei cinque quadri vincitori del concorso: la tela di Aspari è l'allegoria della Riconoscenza della Repubblica Cisalpina premiato con 600 zecchini d'oro, una cifra notevole per l'epoca, e inviato in dono all'Accademia di Bologna dove arrivò nel 1803». Come è stato possibile non ritrovarle fino ad oggi? «Viste le grandi dimensioni delle tele è possibile che non sussistesse più, per diverse ragioni che riguardano in misura diversa entrambe le opere, la ragione di esporie o trovare la giusta collocazione. Avranno deciso di conservarle in questo modo, in attesa di una migliore sistemazione. Poi il tempo le ha nascoste, consegnandole all'oblio, ma in un certo senso le ha anche preservate». E l'opera di Masinì? «Cesare Masinì è stato docente di pittura a Perugia a metà '800, e segretario della nostra Accademia tra il 1845 e il 1871. Fu anche direttore della Pinacoteca, appena tornata autonoma nel 1882. Era anche scrittore d'arte e fervente promotore del recupero della grande pittura bolognese. Il suo quadro rappresenta Re Enzo alla battaglio di Fossalta ed è il suo testamento pittorico: l'artista lavorò a più riprese si quest'onera per più d trent'anni e non la concluse Alla fine venne donata dalla figlia del pittore all'Accade mia pregando "che lì venisse conservata", e in certo senso così è stato. Oggi sono entrambe sottoposte a restano in attesa di essere finalmente esposte».