Chiusa una parte del Colosseo. Chiuso metà del Palatino. Chiusa, da ultimo, la Domus Aurea. Colpa anche della pioggia, che quest'anno è stata eccezionale. E che minaccia la sicurezza di molti monumenti della Capitale. Il rimedio? Fondi. Che non arriveranno ROMA. L'Italia capitale mondiale del turismo? Forse una delle poche verità che mette d'accordo destra e sinistra. Eppure., quando i visitatori arrivano a Roma caput mundi, trovano metà dei siti archeologici chiusi. Chiusa la Domus Aurea dopo il crollo dello scorso dicembre. Chiuso il 40 per cento del Palatino in seguito alla frana di un muro di contenimento degli Orti Farnesiani. Chiuso l'ambulacro e l'attico del Colosseo per allagamento. Chiuse da trent'anni le aule delle Terme di Diocleziano, una delle sedi del Museo nazionale romano e il Chiostro Ludovisi. Chiuso. Chiuso. Chiuso. Il motivo? La pioggia. Il terribile inverno che si è abbattuto sulla capitale. Quando cinque centimetri di intonaco caddero per fortuna non sulla testa dei visitatori della Domus Aurea e venne decretata l'immediata chiusura, il ministro Buttiglione affermò che avrebbe trovato i cinque milioni necessari per mettere in sicurezza la reggia di Nerone e riaprirla in due anni, ma per il momento di soldi ne sono arrivati jp pochi e col contagocce. D'altronde la mancanza di fondi e di uomini è la piaga dei nostri Beni culturali. Che si voglia dare la colpa alla mannaia della Finanziaria Tremonti o alla distrazione del 48 per cento degli introiti del Lotto dai suoi fini originari, la sostanza non cambia. Di fatto non ci sono soldi e non c'è ricambio nel personale che va in pensione. II soprintendente Angelo Bottini, catapultato da Firenze a Roma esattamente un anno fa per sostituire lo storico professore Adriano La Regina, riesce però a mantenere un moderato ottimismo. «Secondo i nostri calcoli ci vorrebbero risorse per 250 milioni di euro, ma nessuno me li darà. Meglio quindi pensare a un programma che faccia i conti con la realtà. Con l'aiuto del professor Giorgio Croci, eminente studioso della statica dei monumenti, stiamo facendo una ricognizione ingegneristica in cui monitoriamo le zone a rischio per metterle in sicurezza. L'unica strada è andare per gradi e tamponare l'emorragia». In pratica si dovrebbe fare una manutenzione continua. «È prima di tutto un problema concettuale: avere la logica della manutenzione continua che nel nostro Paese è difficile da fare accettare. C'è un crollo e allora si fa un emendamento alla Finanziaria per reperire i fondi. Poi passa l'effetto annuncio e tutto torna come prima». Ma questo non esclude il problema economico. «Ovviamente. Il patrimonio è di tali dimensioni da avere bisogno di finanziamenti che vanno al di là delle capacità della Soprintendenza. Noi siamo autonomi. Prendiamo l'ottanta per cento del nostro budget dai biglietti. Ma per quanto siano introiti significativi, circa cinquanta milioni all'anno, quello che possiamo impegnare sul patrimonio non supera i venti milioni, il resto serve per fare fronte alle bollette: luce, riscaldamento». Certo fra duecentocinquanta e venti milioni c'è una discreta differenza. «Ai venti vanno aggiunti sei milioni di finanziamenti extra. Oggi bisogna che lo Stato accetti di mettere a capitolo l'area centrale di Roma, cioè Caracalla, il Palatino, il Foro e la Domus Aurea e la parte monumentale che affaccia sul Tevere. La più grande concentrazioni di monumenti archeologici dell'Occidente. Basterebbero cinque milioni l'anno». Se chiudesse del tutto il Colosseo sareste rovinati. Non è il monumento più visitato d'Italia? Tre milioni di visitatori paganti- Per il Colosseo abbiamo due problemi: l'usura per la troppa gente che viene a visitarlo, e il cambiamento climatico. Abbiamo fatto un contratto con una società meteorologica e chiesto di verificare se c'è stato un incremento di pioggia. C'è stato, e anche piuttosto significativo». E la Domus Aurea? Quanto tempo ci vorrà per riaprirla? «Sulla Domus Aurea ha pesato un i problema già esistente. La Domus del Colle Oppio è un monumento sotterraneo, ma non lo era in origine. Sono state le demolizioni di Traiano che ne hanno fatta una terrazza per costruirci sopra le tenne. La Domus è stata coperta di terra. Con il crollo delle terme, alle strutture traianee nel tempo si sono andati ad aggiungere altri due metri di terra dei giardini di Colle Oppio che funzionano come una spugna». Ma questa terra consente un microclima costante. «Sì, ma se non bonifichiamo l'esterno non possiamo risolvere i problemi dell'interno. Il tutto studiando i problemi del microclima». E cosa farete? «Bisognerebbe togliere i cinquemila metri quadrati di terra e regimentare l'acque piovana. Scavare insomma un pezzo di Colle Oppio. Probabilmente, dopo, la terra verrà riportata perché costituisce un elemento di protezione. Bisognerà fare un giardino pensile lasciando un'intercapedine sotto, come si fa con i terrazzi. Il costo sarà di un milione ogni mille metri quadrati, cinque milioni complessivi, e altrettanti ce ne vorranno per risistemare l'interno. In tutto dieci milioni e alcuni anni di lavoro. Spero i non un decennio. Se non ci fossero intoppi e potessimo lavorare ininterrottamente alla Domus Aurea potremmo farcela in un anno e mezzo».