UNA kylix del massimo vasaio greco, Eufronio, dipinta 2.500 anni fa dal maggior pittore, Onesimos, scavata in Etruria, è venduta, prima in parte da uno svizzero; poi, frammento dopo frammento, da un altro mercante tra il 1983 e l'85. Il mercante eterna il tutto pezzo dopo pezzo, e polaroid dopo polaroid; e alla fine va al Getty Museum, sulla costa della California, dove si fa immortalare, aria beata, davanti al vaso ricomposto ed esposto. Quasi in un trionfo bellico: come gl'indiani di Toro Seduto, con in mano lo scalpo della vittima. Solo che, in questo caso, la vittima siamo tutti noi. E un altro vaso, con uno volto stupendo, baffuto e policromo volto dipinto, nelle foto trovate in Porto franco a Ginevra, racconta tutto di sé: prima è in frammenti; poi ricomposto; quindi restaurato ed integrato; infine, pure ridipinto nelle parti applicate; e ovviamente, anch'esso esposto al Getty. Ci sono i frammenti d'un vaso, ancora d'Eufronio, tuttavia mescolati con un pezzetto d'un altro vaso, scavato in maniera altrettanto "nascosta", e ormai a Monaco. Due lunette pompeiane sono finite in due collezioni private americane; una in California, legata al Getty, e l'altra a New York, riconducibile al Metropolitan e di Shelby White, assai amica dell'ex Presidente Clinton: sottratte dallo stesso locale ipogeo; scavo clandestino, non meno del mercato e del traffico "nero" successivi. E ancora: un'altra antichità di grido è immortalata, nella solita polaroid, ancora sporca di terra; appena scavata di frodo. Poi, venduta da una grande casa d'aste; ma, infine, sequestrata, ancora con il cartellino di Sotheby's in bella vista, dal medesimo mercante che l'aveva trovata: e, così, anche "ripulita". Nel centro della più grande tra le varie sale da cui era composto il suo "magazzino" in Porto franco a Ginevra, dove gli hanno sequestrato ben 3.000 reperti, un autentico showroom per mostrare gli articoli e trattarne la vendita con comodo di poltrone e di ripiani, Giacomo Medici aveva un tavolone di vetro, retto da un capitello corinzio: «Proviene da Villa Celimontana», precisa, implacabile, un carabiniere. Poi, sullo schermo, proietta un "organigramma" manoscritto da un famoso "tombarolo", Pasquale Camera, e, dopo la sua morte, trovato in casa di Danilo Zicchi, un suo erede: ci sono i nomi di tanti scavatori di frodo, «da noi indagati»; poi, i trasportatori di fiducia; in cima, Robert Hecht, il mercante che nel '72 ha venduto al Metropolitan il Vaso di Eufronio per un milione di dollari. E tanto, tanto altro ancora; tra qualche giorno, verrà qui a parlare anche Pietro Casasanta, il «grande trafugatore», come pochi giorni fa l'ha definito in prima pagina, dedicandogliene una intera all'interno, il prestigioso Wall Street Journal , che di solito s'occupa dei massimi sistemi. Tutto questo avviene ahinoi, nel disinteresse generale da parte italiana, ma con discreta attenzione solo dei media e delle tv anglosassoni o comunque straniere in un'aula del tribunale di Roma. Si processa quell'Hecht che era in cima all'organigramma, e Marion True, signora di 57 anni che per 20 ha comprato a nome del Getty. Per qualcuno, rischiano sette, o otto anni di carcere. E' la grande razzia; sono i Predatori dell'Arte perduta (e ora, almeno in parte e per fortuna ritrovata). «Il Nucleo operativo esiste dal 1987; dal 1993, c'è una sezione per l'Archeologia: sono 19 anni che indago», racconta ai giudici un maresciallo dell'Arma, speciale Comando per la Tutela del patrimonio artistico. Sui reperti sequestrati in Svizzera, c'è stata una perizia di celebri professori d'archeologia: Fausto Zevi, Giovanni Colonna. Sulle polaroid c'è sempre la data: una Menade e un Sileno etruschi, finiti al Getty dopo essere transitati per due raccolte americane, forse di comodo (stessa data per le compravendite), ancora lordi di terra, recano stampato il medesimo giorno; quello in cui furono riportati alla luce, e subito sottratti al nostro patrimonio culturale, e agli studi del mondo. «Un reperto scavato così, perde tutte le relazioni che possedeva: diventa muto, non spiega più nulla di sé; resta solo un bell'oggetto da ammirare, però non si può più mettere in relazione con il suo contesto», spiega Giuseppe Proietti, l'archeologo che dirige il Dipartimento per la Ricerca del Ministero dei Beni culturali. Poco lontano, i tecnici ministeriali, carabinieri ma anche Avvocatura dello Stato, pensano all'accordo da siglare con il Metropolitan, per il ritorno del Vaso di Eufronio: il 21 prossimo, Philippe de Montebello, il presidente del massimo museo americano, verrà a sottoscriverlo a Roma. Ormai alle corde è anche il Getty: non potrà evitare di restituire almeno, un po' del maltolto. E dopo quello con lui, altri accordi ancora saranno forse redatti con altri musei degli Stati Uniti, e non solo: Cleveland, Princeton, Toledo in Ohio, Boston, ma anche il Miho di Kyoto e la Ny Carlsberg di Copennhagen, hanno pezzi etruschi derivanti sempre dal medesimo "giro". In aula, qualcuno della Soprintendenza all'Etruria Meridionale spiega; i carabinieri raccontano le operazioni compiute («nella perquisizione a Ginevra, alla ditta Fenix, una situazione davvero raccapricciante: c'era di tutto»); un passaporto di Hecht si trova nel laboratorio di un restauratore, accanto a un borsone sportivo («della squadra di calcio di Casal di Principe, in provincia di Napoli»), tagliato all'interno per contenere delle anfore; le società s'incrociano e mescolano; Gustavo Barbalinardo, il presidente del tribunale, è forse più avvezzo ad altri tipi di furti: s'incuriosisce, s'ingegna a orientarsi tra i vari tipi di vasi etruschi, kylix , kyatos , hidre, kantaros , oinochoe . Si parla anche di Gianfranco Becchina, il "Medici del Sud", gran collettore dei traffici nel Meridione: ma i legali della difesa s'inalberano, «è altra storia»; e il Pm Paolio Ferri, gelido, «è agli atti del processo». Scomoda cosa: perché a Becchina hanno trovato l'intero archivio; decine di migliaia di pagine, già tutte microfilmate. E chissà quali altre storie, o per meglio dire storiacce.
La grande razzia Vasi etruschi ricomposti, venduti ed esposti in musei e negozi
Il mercante svizzero Giacomo Medici, proprietario di un magazzino in Svizzera, ha sequestrato reperti archeologici provenienti da scavi clandestini in Etruria. Tra i reperti sequestrati, vi sono un kylix di Eufronio, un vaso etrusco del massimo vasaio greco, e un'altra antichità di grande valore. I reperti sono stati sequestrati tra il 1983 e l'85, e sono stati poi venduti a diverse case d'aste e collezioni private. Il mercante svizzero Giacomo Medici ha sequestrato i reperti e li ha tenuti in un magazzino in Svizzera, dove sono stati restaurati e integrati. I reperti sono stati poi esposti al Getty Museum a Los Angeles, dove sono stati immortalati con polaroid.
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