La Corte Costituzionale ha dato via libera alle leggi regionali sul condono edilizio di Toscana, Umbria, Veneto e Lombardia. Mentre ha in parte bocciato quelle di Campania, Emilia Romagna e Marche, anche queste impugnate dal governo dinanzi alla Consulta. Secondo quanto si è appreso i giudici costituzionali avrebbero giudicato infondate o inammissibili le questioni di legittimità sollevate dal governo sulle leggi di Toscana, Umbria, Veneto e Lombardia. La Consulta avrebbe maggiormente colpito la legge della Campania: la Regione avrebbe legiferato superando il termine di quattro mesi concesso per regolamentare la sanatoria edilizia, pur nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti dallo Stato. Per quanto riguarda le leggi regionali di Emilia Romagna e Marche, invece, i giudici costituzionali avrebbero dichiarato illegittimi i punti che ampliano di fatto il condono. I giudici della Consulta si sarebbero più volte richiamati, nelle motivazioni, a una loro precedente decisione del giugno del 2004, quando fu stabilita la piena competenza dello Stato a determinare in via esclusiva il condono sul versante delle responsabilità penali relative a costruzioni abusive, ma venne affermato che sul piano del condono amministrativo lo Stato non può escludere il potere delle Regioni ad articolare e specificare la legislazione statale mediante proprie leggi, pur nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti dallo Stato. «Una grande soddisfazione». Così il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, ha accolto la notizia della decisione della Corte Costituzionale. «Leggeremo con attenzione le disposizioni della Corte ha proseguito Martini per comprenderne fino in fondo il significato». «Se le prime notizie saranno confermate ha aggiunto Martini vediamo riconosciuta la giustezza della nostra battaglia che ha visto la Toscana tra le prime Regioni a legiferare in materia. Una battaglia condotta con rigore e competenza. A chi dal Polo, in Toscana, ci critica per una preconcetta ostilità verso il governo, la decisione della Corte Costituzionale dimostra che nella nostra iniziativa non c'era niente di pretestuoso».