Un appello per il lisippo di Fano e la biga etnisca Dopo l'accordo tra il ministero dei Beni culturali e il Metropolitan Mu-seum di New York, dalle Marche e dall'Umbria si sono levate voci che reclamano due importanti ritomi. Fano sollecita il rientro della statua dello scultore greco Lisippo, ritrovata in Adriatico e ora in possesso del Paul Getty Museum di Los Angeles. Il comune umbro di Monteleone, d'intesa con la regione, reclama invece la biga etnisca del VI secolo avanti Cristo trovata da un contadino sepolta nel suo terreno nello stesso Monteleone di Spoleto all'inizio del '900 ma, non si è mai saputo come, finita al Metropolitan Museum di New York. L'INTESA II 14 e 15 febbraio ultimi dettagli per il rientro del vaso d'Eufronio WASHINGTON - Nella mitologia greca Ermete era figlio di Zeus, dio dell'astuzia e dei commerci. Con i suoi calzari alati conduceva le anime al regno dei morti. E in questa funzione di guida nell'oltretomba lo raffigura il sommo Eufronio, artista greco del sesto secolo avanti Cristo, in un vaso che per trent'anni è rimasto esposto al Metropolitan Museum di New York e che presto -all'inizio del 2008 si è appreso lunedì - tornerà in Italia. L'accordo è quasi fatto. Gli ultimi dettagli saranno messi a punto il 14 e 15 Febbraio a Roma fra il governo italiano e i rappresentanti del museo newyorkese. Ma già da giorni l'autorevole «New York Times» se ne occupa con risalto per tre motivi. PRIMO: perché il vaso era stato trafugato da una tomba etrusca e, dunque, si tratta di una più che giustificata restituzione. Secondo: perché il suo valore è considerato inestimabile, di molto superiore al milione di dollari, pagati «in buona fede» nel 1972 dal Metropolitan. Terzo: perché la composizione dell'annosa vertenza apre la strada ad intese ambiziose sul mercato dell'arte fra i musei italiani e quelli americani e fa da modello ad altri analoghi casi. Forse è più di una coincidenza il fatto che, proprio in questi giorni, a oltre mezzo secolo dalla fine della seconda guerra mondiale, il governo olandese abbia deciso la restituzione di duecento dipinti (fra cui Filippo Lippi, van Dick, van Ruysdael, van Goyen, Steen) alla famiglia Goudstikker, ebrei olandesi fuggiti dall'Olanda al momento dell'occupazione tedesca. I nazisti li avevano confiscati e i governi olandesi avevano sistematicamente respinto le istanze di restituzione avanzate dai proprietari della collezione. Come si vede tutto il mondo è paese quando si tratta di opere d'arte di cui nessuno vuole privarsi, non importa quale la provenienza. Quella del vaso di Eufronio era chiarissima: un furto perpetrato da esperti tombaroli, che poi per realizzare avevano contattato i trafficanti di antichità e questi a loro volta i musei più prestigiosi. Insomma il solito giro, che al Metropolitan ha fatto arrivare ben tre vasi di Eufronio, quello oggetto delle trattative e altri due che appartengono alla coppia Levy-White e sui quali si appuntano ora le attenzioni del ministero italiano del Beni Culturali. Al ministero in questione va dato atto di non essersi mai rassegnato al fatto compiuto. E' da trent'anni che premeva per la restituzione del vaso illustre, di 15 pezzi di argento ellenistico, trafugati da Morgantina in Sicilia, e di quattro vasi del periodo classico. Gli investigatori italiani, coadiuvati dall'Fbi, ne avevano ricostruito il percorso. NEL 1995 a Ginevra avevano acquisito documenti «incontrovertibili» e fotografie durante una perquisizione nel negozio di un antiquario italiano, Giacomo Medici, poi condannato in Italia in primo grado. Altri documenti e altre fotografie erano stati trovati nel 2001 nell'appartamento parigino di Robert Hecht, accusato di aver fatto da tramite fra Medici e il Metropolitan. Fu in quell'occasione che si stabilì un'altra connection: fra Hecht e il J. Paul Getty Museum di Los Angeles. In seguito a un'altra indagine della polizia federale americana, la curatrice del settore antichità dello stesso museo, la signora Marion True, venne denunciata per traffico di oggetti rubati e costretta a dimettersi. Ciò che ha sbloccato la situazione e avviato l'intesa fra italiani e americani è stato l'approccio «creativo», come lo chiama il «New York Times», del ministro dei Beni Culturali Rocco Buttiglione. Il Metropolitan avrebbe dovuto riconoscere l'illegittimità dell'acquisizione, pur facendo salva la sua buona fede, e restituire gli oggetti contestati. In cambio l'Italia prometteva che glieli avrebbe prestati per lunghe esibizioni (sino a un massimo di quattro anni). Se l'accordo fosse stato accettato dal direttore del Metropolitan, un distinto signore dal nome francese, Philippe de Montebello, esso sarebbe stato esteso ad altre opere d'arte e ad altri settori. Ebbene, la posizione italiana è stata accettata. Il direttore de Montebello riconosce l'«alta e concreta probabilità» che il vaso e il resto siano stati «illegalmente rimossi», si impegna a farli ritornare in Italia, e la prossima settimana - come detto - firmerà l'accordo. Ma, c'è un ultimo ma: il ministero italiano, per bocca dell'avvocato Maurizio Fiorilli, chiede di continuare la sua azione per il ritrovamento di altre opere d'arte finite al Metropolitan in circostanze più che sospette e diffida dalla loro esposizione. Il museo si oppone. Come andrà a finire? La previsione generale è che l'accordo non sia in pericolo e che un compromesso verrà trovato. Ha dichiarato al «New York Times» Robert M. Morgenthau, il magistrato che. ha aiutato gli italiani nella vicenda: «Fa parte della pubblica credibilità e del prestigio di un museo riconoscere l'obbligo di restituire oggetti rubati in un Paese straniero». Se dovesse essere preso alla lettera, i musei di mezzo mondo si vuoterebbero.