Dal 1488 quell'opera ha affascinato studiosi e turisti. Fino al '93, quando la tela della vergine del figlio fu strappata alla città. La pista da seguire potrebbe essere quella della mala del Brenta, eppure sembra che manchi un po' di determinazione. Quella che a Napoli invece... Cronache di ieri e dell'altrieri, solo che adesso a Vienna è ripreso il valzer immortale degli sguardi attorno alla famosissima saliera di Benvenuto Cellini, mentre a Venezia nessuno piange d'odio o d'amore per la Madonna, col bambino che Luca Navagero forse commissionò personalmente a Giovanni Bellini. In ogni caso, fu lo stesso Navagero a disporre che quel capolavoro restasse in perpetuo accanto alla propria tomba, dopo il 1488 e nella chiesa della Madonna dell'Orto. Si suole chiamarli furti d'arte, eppure se il furto resta furto è come se certi pensieri o quella sinfonia estetica che d portiamo dentro e che così distingue l'esistenza di molti, tanto da ferii appartenere a ciò che chiamiamo «la nostra civiltà», quei pensieri e quella sinfonia insomma si sono staccati per sempre dai nostri corpi e niente più riesce a trattenerli, perché il furto perpetuo è privazione assoluta, è morte. La privazione ebbe inizio la notte del primo marzo 1993, quando i ladri portarono via un quadro, in cui «niente è casuale», da una chiesa, quella della Madonna dell'Orto appunto, che confina direttamente con il lato più equoreo di Venezia, ma che del tutto marino non è, perché vi regnano dentro le ambiguità di una laguna dalle acque disattente, pronte a tradire qualunque immagine con la loro torbida trasparenza. E il senso di privazione si fa ancora più acuto, se solo d si ricorda di quanto ebbe a scrivere la grande studiosa di Giovanni Bellini, Rona Goffen: «Nessuna Madonna è rimasta nel luogo a lei originariamente destinato.. .unica parziale eccezione a questa scoraggiante lista di manchevolezze storiche e di possibilità escluse rimane la Vergine col bambino della chiesa della Madonna dell'Orto». Dunque, in quell'opera d'arte da tredici anni ormai sottratta alla sua originaria collocazione si riconoscevano la piena volontà della committenza, nonché la definizione di uno spazio della bellezza che era testimonianza altissima della scuola veneziana rinascimentale. Ma come in quasi tutti i capolavori di Giovanni Bellini, anche nel quadro di cui siamo stati violentemente privati si fondevano assieme la nonna composta e grave di uno stile umanisticamente colmo di nuove bellezze e i mai dimenticati, profondissimi pensieri dell'antica, raffinata cultura pittorica bizantina, che sovrintendeva, come radice primaria ed esclusiva, all'originario ordinamento del cosmo artistico di Venezia. Era un quadro in cui potevi contemplare la grazia del nuovo in quel suo offrirsi ili rinascimentale piacere di farsi ammirare, lasciando però incontaminate e pure le nature umane della Vergine e del Figlio, dentro le quali Bellini aveva saputo far scendere il persistere di una maestà delle fomie e dei colori, che si faceva drammatica per quel suo risalire dalle profondità dell'icona, misteriosamente nascondendo nell'invisibile una visibile apparizione del divino, istituita di certo mediante la perfetta armonia in un qualche modo sottratta all'antica pittura. Intanto, a Venezia, è già cresciuta una generazione che non ha mai visto l'opera d'arte rubata, né ha potuto accorgersi di un qualche civico rimpianto espresso da questa piuttosto che da quella "autorità", a nome e per conto di una città a cui forse sono venute a mancare «le strutture della sensibilità» e quindi ogni conservazione di «valori estetici e storia». A Vienna, invece, una delle meraviglie che rendeva ancor più stupefacente la raccolta d'arte appartenuta all'arciduca del Trolo Ferdmando, tra le più fantastiche del tardo Rinasd-mento europeo, è tornata a risplendere nel Kunsthistorisches Museum, cancellando rosi la vergogna e il dolore di un furto che aveva privato il mondo di un modello di bellezza intramontatile. Uno dei capolavori più straordinari del Manierismo, frutto della raffinata tecnica di uno scultore, il Cellini, incontestabile maestro in quel suo prediligere il corpo umano nudo, visto rome sensuale struggimento o secondo una maestosità armoniosa sempre carica di pathos vitale, è stato strappato all'orrido nulla in cui era precipitato nei 2003. La polizia austriaca ha saputo restituirà il dono preziosissimo che Carlo IX di Francia fece all'arciduca Ferdinando del Tirolo, imperiale collezionista di raccolte d'arte e meraviglie conservate a lungo nel castello di Ambras, di cui divenne poi proprietario, nel 1605, Rodolfo II. Fu Goethe a riscoprire la celebre saliera d'oro, data per scomparsa e che invece si trovava in ottimo stato di conservazione, come ricorda lo Schlosser, nelle collezioni imperiali di Vienna, dentro ad un armadio blu. La saliera ritrovata è relativamente piccola, ma sconfinata è la storia che vi si raccoglie attorno. E se questo oggetto non fosse stato recuperato, sarebbe andata dispersa e distrutta una parte dell'inestimabile ricchezza culturale e artistica dell'Europa Negli stessi giorni in cui i poliziotti austriaci risanavano la dolorosa ferita rappresentata dal furto della saliera tardo rinascimentale, qui da noi si è fatto un gran parlare per una brillantissima operazione di contrasto alla criminalità maliosa, di nuovo riapparsa nei Veneto nelle vesti di una cosiddetta seconda mala del Brenta. Allo stesso modo della precedente organizzazione malavitosa, anche questa è finita in galera. Ed è stata probabilmente la coincidenza tra il felice esito del furto di Vienna e l'arresto di molti malavitosi accomunati dall'etichetta "mala del Brenta" a farci ricordare che, al tempo del furto del ca [...]
Perché Venezia non piange la Madonna del Bellini?
Il testo descrive due eventi di furto di capolavori d'arte: il 1993, la Vergine del figlio di Giovanni Bellini fu rubata dalla chiesa della Madonna dell'Orto a Venezia, e nel 2003, la saliera d'oro di Benvenuto Cellini fu rubata dal Kunsthistorisches Museum di Vienna. Entrambi i capolavori sono stati ritrovati e restituiti ai loro proprietari. Il testo esamina la storia e la significazione di entrambi gli oggetti, descrivendo la loro bellezza e importanza artistica. Inoltre, il testo menziona un'altra organizzazione malavita, la "mala del Brenta", che è stata arrestata.
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Bene culturale
Luogo