ROMA Il cimitero acattolico di Roma, noto anche come "il cimitero inglese" e il "cimitero dei poeti", rischia di scomparire. Per mancanza di fondi, per le offese del tempo sul marmo e sul travertino delle lapidi. Ma soprattutto per il suo essere "straniero". Non è un caso che ad accorgersene includendolo nella lista dei cento monumenti più a rischio del pianeta sia stata un'associazione americana, il World Monument Fund, e che a darne notizia siano stati il New York Times e l'Herald Tribune. Benché si trovi accanto alla Piramide Cestia, cioè in una delle zona più trafficate della capitale, è un luogo discreto, appartato, straniero, appunto. Come se, dopo quasi tre secoli, conservasse la memoria delle ragioni storiche della sua fondazione: dare un luogo di dignitosa sepoltura ai non cattolici che avevano la sventura di morire nello Stato della Chiesa. Nel 1821 questa sorte toccò al ventiseienne John Keats la cui tomba si trova nella parte antica, la più vicina alla Piramide, dalla quale il cimitero è diviso da un muro pericolante. È una tomba senza nome perché, spiega l'epitaffio, "il suo nome era scritto nell'acqua". L'anno dopo, Keats fu raggiunto da un altro grande del romanticismo inglese, Percy Bysshe Shelley il quale, espulso da Oxford per aver scritto un saggio intitolato "La necessità dell'ateismo", arrivò in un certo senso al momento giusto. Erano gli anni in cui il cimitero combatteva per la sua sopravvivenza contro fanatici, profanatori, integralisti cattolici. Ci volle l'intervento del Parlamento inglese per indurre lo Stato pontificio ad autorizzare la costruzione di un muro di cinta. Si erano offerti di farlo, a loro spese, i rappresentanti diplomatici della Prussia, della Russia e dell'Hannover. Nel 1870, con lo Stato pontificio, finì anche la rigida censura sulle iscrizioni funerarie (era stato vietato ai non cattolici persino di usare espressioni come "God is love") ma il cimitero continuò a essere il luogo di riposo di eretici. Eretici politici, come Antonio Gramsci, il più famoso di tutti. Ma anche come Mohammed Hossein Naghdi, il leader della resistenza iraniana assassinato a Roma nel 1993. Eretici culturali, come Gregory Corso, uno dei padri della beat generation. Anche eretici sessuali, come il poeta Dado Bellezza. Quel "cemetery for non catholic foreigners" che campeggia all'ingresso si riferisce, insomma, anche agli stranieri in patria. È gestito da una commissionedi ambasciatori. In tutto quindici dagli Usa al Sud Africa, dall'Australia alla Russia, dal Canada alla Grecia e i paesi che rappresentano individuano le religioni della maggior parte dei sepolti: protestanti, ortodossi, ebrei. Il suo budget è costituito dai contributi delle ambasciate, da donazioni di privati, dalle offerte dei visitatori e da quanto versano ogni anno i parenti dei defunti. «Ma spiega Omelia Augeri, direttrice dall'agosto scorso su 2500 tombe, sono meno di 500 quelle che vengono visitate da familiari o, come nel caso di Keats e Shelley, da associazioni o da fondazioni che ne salvaguardano la memoria. L'intero staff è costituito da otto persone: oltre alla direttrice, ci sono un'impiegata amministrativa, quattro giardinieri, un restauratore e un incisore. I loro stipendi, che non sono affatto lauti, esauriscono quasi totalmente il budget annuale. Quel che resta non basta a garantire la manutenzione ordinaria. Ed è questa la ragione per cui il cimitero dei poeti è finito su segnalazione degli stessi amministratori nella lista dei cento monumenti a rischio. Chi lo visita non ha un'impressione di degrado. Al contrario, i viali sono puliti, la vegetazione curata, ci sono i cipressi ma anche i melograni. Si ha la sensazione di essere in un orto botanico e si capisce perché Shelley scrisse che questo è un luogo tanto dolce da farti amare la morte. Ma poi ti accorgi del nero che copre il marmo corrodendolo, noti la differenza tra le poche statue faticosamente restaurate e quelle che si stanno sgretolando, vedi le lapidi che si staccano. Poi ci sono altri problemi, ancora più gravi, come lo smottamento del terreno nell'area vicina agli uffici, con i sepolcri che sprofondano. Come se il cimitero degli stranieri avesse cominciato a sentirsi estraneo alla terra che lo ospita. «Se non arriveranno altre risorse spiega la direttrice nel tempo di due anni saremo costretti a chiudere».
Cimitero dei poeti la memoria in pericolo
Il cimitero acattolico di Roma, noto come "il cimitero inglese" o "il cimitero dei poeti", è in pericolo di scomparire a causa della mancanza di fondi, del deterioramento del marmo e del travertino delle lapidi, e del suo essere "straniero". Il cimitero è stato fondato per dare un luogo di dignitosa sepoltura ai non cattolici che avevano la sventura di morire nello Stato della Chiesa. È gestito da una commissione di ambasciatori e ha un budget costituito dai contributi delle ambasciate, dalle donazioni di privati e dalle offerte dei visitatori.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo