«Roma è diventata meta delle grandi firme dell'architettura mondiale? Bene, anzi no. Perché non basta intervenire con singoli progetti in una città complessa e storicamente unica come questa. Occorre un progetto globale e coerente. E questo è un altro discorso». Leon Krier ha senso dell'ironia, un'aria gentile ma non esita a ricorrere alla battuta caustica e alla provocazione. Ospite del primo dei "Colloqui di Architettura" promosso dal nuovo Centro studi sull'architettura razionalista, l'architetto e urbanista lussemburghese - già consulente di Mitterrand e oggi del principe Carlo d'Inghilterra, teorico del New Urbanism e del recupero della cultura urbana premoderna - è severo con quella che chiama "l'architettura spettacolo" contemporanea. «E' un'ubriacatura che si sposa con quella più generale dei consumi di energia del nostro sistema economico e produttivo», dice. «Sì, siamo ubriachi di energia. E costruiamo edifici e città in sintonia con questa ubriacatura, senza renderci conto che la fine dell'era dell'energia illimitata, quella del petrolio, per intenderci, è ormai vicinissima (mancano trent'anni circa) e dovremo organizzare la nostra vita e le nostre città secondo altri criteri». Quali? «Quelli di uno sviluppo compatibile con l'ecosistema, di un rifiuto dell'high tech (materiali come l'alluminio o la plastica sono ecologicamente non riciclabili, "preziosi") e del gigantismo rappresentato dai grattacieli». Non li sopporta, Krier, i grattacieli. «Sono il simbolo di un imperialismo architettonico-urbanistico», sostiene. «Saranno sempre più insicuri e, inoltre, incompatibili con la crisi energetica prossima ventura. Per fortuna, Roma è riuscita a salvarsi. Anche l'Eur non ha bisogno di grattacieli. Nella sua pianta sono ben delimitate quattro grandi aree, che si possono identificare come luoghi dove creare centri di quartiere: ecco, io rafforzerei questa divisione senza ricorrere al gigantismo e all'high tech. Quanto alla città nel suo complesso, Roma deve orientarsi in senso più policentrico. Il suo problema sono le periferie prive di qualità, contrapposte a un centro di altissimo valore storico e artistico ma troppo congestionato». Quello di ieri con Krier è stato il primo dei "Colloqui" promosso dal Centro studi per l'architettura razionalista («La sua costituzione servirà a valorizzare un patrimonio storico unico al mondo», sottolinea il professor Mauro Miccio, amministratore delegato di Eur spa che l'ha realizzato in collaborazione con la Regione Lazio). Tra i prossimi ospiti sono attesi Renzo Piano e Massimiliano Fuksas. Si annuncia un dibattito con i fiocchi.
Krier: II problema di Roma? Sono le periferie senza qualità
Leon Krier, architetto e urbanista lussemburghese, ha espresso la sua critica all'architettura contemporanea, definendola "ubriacatura" che si sposa con i consumi di energia del sistema economico. Ha sottolineato che la fine dell'era dell'energia illimitata è vicina e che dobbiamo organizzare la nostra vita e le nostre città secondo altri criteri, come uno sviluppo compatibile con l'ecosistema e un rifiuto dell'high tech. Krier ha anche espresso la sua approvazione per la città di Roma, che non ha bisogno di grattacieli e che deve orientarsi in senso più policentrico, con un centro storico congestionato e periferie prive di qualità.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo