Parla l'ex sindaco di Venezia che si occupò della Fenice Costa: « Un danno la concorrenza tra gli enti» ROMA Paolo Costa è oggi europarlamentare, ma prima è stato ministro dei lavori pubblici e quindi sindaco di Venezia. E' in qualità di primo cittadino della Laguna che riesce ad assumere «il comando» della ricostruzione della Fenice, grazie ai poteri commissariali ottenuti dall'ex governo Amato; e in due anni riesce a far ricostruire il teatro distrutto dal fuoco giusto dieci anni fa, il 29 gennaio 96. «La soluzione commissariale è preferibile quando sono in campo troppi soggetti che non riescono a cooperare tra loro», afferma Costa. Il quale, sull'esemplare esperienza del teatro veneziano, ha scritto per Adelphi un libricino: «La Fenice ritrovata. Musica e lavori pubblici». Onorevole Costa, quando diventò sindaco di Venezia, nella primavera 2000, quale situazione trovò alla Fenice? «Era in piedi, dall'indomani dell'incendio, un comitato di consulenza, di cui facevo parte e che affiancava il commissario prefettizio, nominato dal ministero dell'Interno, competente per la protezione civile. Divenuto sindaco mi resi conto che l'avvicendamento fisiologico dei prefetti portava a ricominciare tutto da capo nell'iter di ricostruzione del teatro. Scoprii anche che la ditta italo-tedesca che aveva vinto il secondo appalto, Romagnoli-Holzman, aveva già utilizzato circa il 60 del tempo a propria disposizione, ma realizzato solo il 5 dei lavori». E allora cosa fece? «Approfittando di un altro avvicendamento di prefetti chiesi al governo Amato di poter assumere io l'incarico di commissario, cosa che avvenne tra il 2000 e il 2001. Tra i miei primi atti ci fu la richiesta di essere affiancato da funzionali che avevano lavorato con me al ministero dei Lavori pubblici e così nominai Marco Corsini vice commissario, oltre che mio assessore, e impegnai Angelo Balducci, che oggi è presidente del Consiglio superiore delle opere pubbliche, il quale aveva già lavorato per il Giubileo. Insieme concordammo che l'impresa che si era aggiudicata i lavori non era adeguata e interrompemmo il contratto; ripartimmo con un nuovo appalto, mantenendo il subappalto per portare a termine, nel frattempo, le fondamenta del teatro. Così riuscimmo a non perdere troppo tempo e in sei, sette mesi espletammo l'appalto, vinto dalla ditta Saccaim, che aveva già realizzato il teatro Malibran. A partire da quel momento, in meno di due anni il teatro fu realizzato e quindi inaugurato il 14 dicembre 2003. Il tutto costò circa 60 milioni di euro, in parte sborsati dagli enti pubblici, in parte minore dalle assicurazioni. A queste quote si aggiunsero i contributi simbolici arrivati da tutto il mondo». Posti i differenti assetti patrimoniali tra la Fenice e il Petruzzeili, secondo lei si può sostituire la stazione appaltante della direzione regionale Beni culturali per la ricostruzione de! teatro barese con un commissario? «Pur non conoscendo bene la vostra situazione direi di sì, se la stazione appaltante non è riuscita a produrre un buon progetto e se non da tutte le garanzie per la migliore ricostruzione. Naturalmente il commissario deve essere adeguato all'incarico, non può essere una persona qualsiasi». La fondazione è composta da diversi soggetti istituzionali: questo può essere un ostacolo sulla via della ricostruzione? «Se invece di collaborare i vari soggetti entrano in concorrenza tra loro ovviamente questo è un danno per il teatro. In tal caso sarebbe davvero preferibile individuare un commissario bravo e autorevole».