SPOSATASI giovanissima con Ferdinand Bloch, un banchiere e industriale dello zucchero molto più anziano di lei, Adele Bloch-Bauer fu l'unica donna della buona società viennese a godere del privilegio di essere ritratta da Gustav Klimt per ben due volte, ma in realtà la sua abbondante chioma corvina e il suo pallido volto fascinoso, illuminato da due grandi occhi scuri, è facilmente riconoscibile anche in due famose Giuditte klimtiane, temibili archetipi della femme fatale, maliarda e castratrice: sguardo incantatore, nudità invitanti... e arma da taglio nascosta tra le pieghe del négligé. Un privilegio le cui ragioni sono state rivelate dalla postuma edizione del diario segreto del pittore, dove il nome della bella e fragile Adele è elencato nello sterminato «catalogo» delle vittime (consenzienti) del forsennato e dionisiaco dongiovannismo klimtiano. Comunque sia, il primo Ritratto di Adele Bloch-Bauer, cominciato nel 1900 e terminato solo nel l907, è unanimemente riconosciuto come il massimo capolavoro del «periodo aureo» dell'artista, contrassegnato dall'elegante arabesco delle forme allungate che si stagliano, come nei mosaici bizantini, su un fondo rutilante d'oro, animato dall'astratto proliferare di una miriade di tasselli decorativi (che arieggiano i motivi ornamentali dei kimono delle stampe giapponesi). Ma anche gli altri quattro quadri contestati, il secondo Ritratto di Adele (1912) e i tre paesaggi, tra cui il meraviglioso Faggeto, con la frusciante animazione corpuscolare del tappeto di foglie autunnali, sono capolavori inimitabili, che l'Austria non dovrebbe rassegnarsi a perdere. Giusto restituire il maltolto, ma perché far emigrare oltreoceano (e quasi certamente nel solito Getty Museum di Los Angeles, favorito dal suo strapotere economico) queste icone della Sezession? I governanti austriaci potrebbero fare ciò che fece tempo fa la Gran Bretagna, quando il duca di Bedford decise di disfarsi di uno dei massimi capolavori della scultura di tutti i tempi: il gruppo con le Tre Grazie di Canova. Su iniziativa di un anglofilo esponente della famiglia Getty, in rotta con la Fondazione paterna, che aprì la pubblica sottoscrizione con una cifra assai sostanziosa, capitali pubblici e privati confluirono in gran copia, assicurando all'United Kingdom il permanente godimento pubblico delle Tre Grazie canoviane, che oggi, costituiscono la maggiore attrazione della National Gallery of Scotland di Edimburgo.