LONDRA I tagli alla cultura e la crisi degli enti lirici italiani rimbalzano sulle pagine dei giornali europei. E' il "Times" di Londra a portare il tema in prima pagina, addirittura con un enorme titolo subito sotto la testata: "L'opera italiana è finita?" si chiede il quotidiano britannico. "L'orgoglio nazionale è cambiato se l'opera esce dalle note" (o "perde importanza" secondo un gioco di parole intraducibile) titola il "Times" un lungo e ben informato articolo da Roma in cui si dà conto del grido d'allarme arrivato in questi giorni da vari teatri d'opera italiani, che con i tagli dell'ultima legge finanziaria si trovano di fronte a un bilancio disastroso, nella migliore delle ipotesi. Il giornale inglese punta il dito su come l'Italia stia lasciando affondare proprio uno dei tesori della cultura nazionale, riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Con tre dei maggiori enti lirici - La Fenice di Venezia, il Carlo Felice di Genova e il San Carlo di Napoli - che parlano apertamente di possibile bancarotta. «La crisi viene addebitata al primo ministro Silvio Berlusconi» scrive il "Times" «che a soli due mesi dalle elezioni politiche deve fronteggiare l'accusa di ignorare il patrimonio culturale nazionale». Il quotidiano ricorda anche come il governo sia stato costretto a tagliare i bilanci in tutta Italia «nel tentativo di far fronte a un enorme deficit di bilancio». E ricorda come il ministero dell'Economia abbia accusato gli enti lirici di «essere ingrassati grazie ai sussidi». Il giornale dà infine voce a sovrintendenti e funzionari dei teatri d'opera italiani, i quali danno le cifre del disastro che si trovano davanti; La Fenice registra un deficit di 3 milioni dieuro, Genova prevede un buco di 4,6 milioni e annuncia di aver tagliato alcuni titoli dalla stagione, Napoli accusa perdite per 7 milioni e rivela tagli nei balletti. Si chiude con il ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione, del quale il giornale dice che «nello stesso momento ha minacciato le proprie dimissioni in seguito ai tagli e annunciato un ulteriore taglio di 21 milioni di euro dal bilancio culturale di Roma e del Lazio».