La scoperta, a parere degli archeologi, è di grande importanza: la villa fatta costruire a Tivoli dall'imperatore Adriano, a partire dal 117 dopo Cristo (vasta più o meno come Pompei, circa ottanta ettari) ha mostrato ieri mattina due dei gioielli che custodisce da secoli sotto il terreno. Gli scavi hanno portato alla luce una scala monumentale in marmo e una grande sfinge, pure in marmo. Reperti eccezionali, sottolineano gli esperti della Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio, che ha progettato lo scavo con il finanziamento dell'Arcus. I lavori sono iniziati il 21 novembre scorso: «Si tratta di pezzi straordinari - ha affermato l'archeologo Mari che dirige i lavori - a cominciare dalla scala monumentale, ricoperta di marmi, a doppia rampa su cui si innalzano bellissimi pilastri rivestiti di marmo di vari colori con al centro due sontuose colonne. E poi la sfinge, anch'essa in marmo, in stile egizio, molto probabilmente di fattura romana e non importata dall'Egitto, un'opera strepitosa». La scala, spiegano gli studiosi, è quella progettata per l'accesso principale dell'intero complesso. C'è molta euforia («Una bellissima notizia - commenta Stefano De Caro, archeologo e direttore regionale dei Beni culturali per la Campania - conferma quanto si sapeva, e cioè che Adriano aveva fatto uno straordinario museo di questo complesso che porta il suo nome») dopo questi ritrovamenti a Villa Adriana, ai quali si è certi che ne seguiranno altri: scala e sfinge vegono fatte risalire al 130 dopo Cristo. Sono state di nuovo interrate per proteggerle dalle intemperie e dai ladri. Lo scavo riprenderà martedì. Mari ha anche fornito particolari sulla zona in cui è avvenuto il ritrovamento, che gli studiosi indicano come «la palestra» perché nel 1500 vi erano state trovate alcune statue ritenute di atleti. «Si tratta di un'area piuttosto grande - spiega l'archeologo - dove nel tempo è emerso un complesso di sette edifici, due dei quali, scoperti, si riteneva fossero riservati, appunto, agli atleti». E vengono fuori i particolari dello scavo, il ritrovamento ha reso necessaria la rimozione di un'enorme quantità di terra. «Già nei giorni scorsi - ha raccontato l'archeologo - c'erano state le prime avvisaglie, i segnali che si trattava di zona "ricca": avevamo trovato pavimenti di marmo, rivestimenti di marmo, una grande maschera teatrale di marmo e una statua di atleta. Poi, la scoperta più bella: una scala monumentale, larga otto metri e mezzo, con i gradini di marmo, due colonne al centro e dei grandi pilastri rivestiti di marmi sontuosi. E poi, proprio all'imbocco della scala, a destra, è venuta alla luce questa meravigliosa sfinge, un'opera colossale, lunga due metri e mezzo, tutta in marmo, strepitosa, ripeto». Villa Adriana è entrata dal 1999 a far parte del patrimonio dell'umanità dell'Unesco, era nota come luogo che custodiva preziosi reperti che avevano resistito al saccheggio di Totila. Alla fine del Quattrocento papa Alessandro VI Borgia promosse i primi scavi all'Odeon, vennero scoperte le statue di muse sedute, attualmente al Prado. Gli scavi proseguirono nel Cinquecento, nell'Ottocento Villa Adriana divenne tappa obbligata per i viaggiatori del Grand Tour. Quanto alla datazione, precisa l'archeologo, la scala è certamente di epoca adrianea, realizzata - come si è detto - intorno al 130 dopo Cristo, come la sfinge che «in tutta probabilità - afferma Mari - è stata realizzata da una bottega di artigiani romani, a Roma o forse addirittura sul posto».