Nuova straordinaria scoperta A Villa Adriana, miniera di cimeli inesauribile e ancora in gran parte inesplorata, visto che almeno un terzo della sua superficie, che raggiungeva i cento ettari, si estende in tenute private esterne all'area archeologica. Il rinvenimento è avvenuto due giorni fa, nel quadro di una nuova campagna di scavo, finanziata con circa 3 milioni di euro dalla società Arcus del ministero delle infrastrutture, che si sviluppava in uno spicchio del parco tra il teatro greco e l'attuale parcheggio dove erano già riemersi a partire dal Seicento i resti di una serie di edifici mai idetificati con certezza. Sotto uno strato di terra a non grande profondità, davanti al fossato che chiude il recinto, è riemersa a sorpresa una imponente scalinata di marmo, larga circa 8 metri e alta quattro, divisa in due rampe, delimitata ai bordi da preziosi pilastri. Sul bordo della terrazza i resti di due colonne e sulla destra una statua di sfinge di marmo bianco, grande circa 3 metri. Forse una copia eseguita a Roma. Ma il responsabile dello scavo l'archeologo Zaccaria Mari non è ancora in grado di escludere che possa trattarsi di una scultura egiziana d'epoca anteriore, portata a Roma da Adriano come souvenir dei suoi viaggi nella terra dei faraoni. L'ipotesi più accreditata è che il monumento possa essere uno dei grandi portoni d'accesso alla villa, di cui da tempo si dava la caccia. Lo confermerebbero la sua collocazione sul fronte che guarda Tivoli, opposto a quello rivolto verso Roma dove è stata identificata l'altra porta. E la ricchezza dei suoi materiali. Probabilmente la scalinata segnava anche l'accesso al teatro greco e agli edifici vicini, a cui rimandano i resti di altre sculture trovati nella stessa trincea: il frontone di una maschera teatrale e il busto di una statua d'atleta, analoga ad altre scoperte in quel punto sin dai tempi di Pirro Ligorio, l'architetto di Ippolito d'Este cui si deve la riscoperta della dimora di Adriano, travolta dall'oblio dopo i saccheggi dei barbari.