ROMA La data di rientro più verosimile potrebbe essere la fine del 2007. Il Metropolitan Museum di New York ha deciso di restituire all'Italia sia il grande cratere di Eufronio, capolavoro assoluto del VI secolo avanti Cristo, che i quindici strepitosi argenti ellenistici di Morgantina. Entrambi provengono dal traffico archeologico clandestino ma il ministero per i Beni e le attività culturali si è impegnato a riconoscere «la buona fede degli acquisti» da parte del museo statunitense. In cambio l'Italia intensificherà i prestiti a lungo termine (6 o anche 12 anni) di altri pezzi archeologici. Inclusi, in un futuro non vicino, proprio i beni restituiti. Ieri si era diffusa la voce di un immediato prestito del vaso di Eufronio o di metà degli argenti. Ma dal ministero è arrivata una secca smentita. Con ogni probabilità il cratere di Eufronio troverà la sua più naturale collocazione nel museo etrusco di Villa Giulia a Roma. Invece gli argenti torneranno in Sicilia: come regione autonoma, rivendica da sempre la proprietà dei pezzi. La firma dell'intesa avverrà il 14 e il 15 febbraio a Roma tra il ministro Rocco Buttiglione e Philippe De Montebello, energico direttore del Metropolitan Museum. Buttiglione fa sapere di essere molto soddisfatto. A far decidere per la nuova linea sarebbero state alcune prove inoppugnabili sulla provenienza non lecita dei pezzi, offerte dai carabinieri del nucleo storico-artistico: «Prove convincenti» per il portavoce del Met, Harold Hozer. Per esempio una memoria scritta del mercante Roberto Hecht dove ricorda come, una mattina del dicembre 1971, venne avvicinato dall'ex gallerista Giacomo Medici con una polaroid che ritraeva il capolavoro appena trovato. I tombaroli sarebbero stati pagati settanta-ottanta milioni di lire. Hecht avrebbe sborsato sui centomila dollari. Ma nel 1972 vendette i pezzi del vaso (poi restaurato) al Metropolitan Museum a un milione di dollari. A far propendere per la restituzione sarebbe stata tuttavia una minaccia ancora più grave: l'esclusione del Metropolitan dalla politica italiana dei prestiti. Addio mostre di grande richiamo sul pubblico internazionale. Addio viaggi verso New York di tele rinascimentali. Una prospettiva economicamente, e culturalmente, inaccettabile per il Metropolitan. Per pagare un milione di dollari a Hecht per il vaso di Eufronio (della struttura è autore Eussiteo, vasaio dell'Attica del VI secolo avanti Cristo e collaboratore del grande pittore) il Metropolitan vendette la sua collezione numismatica. I quindici pezzi in argento di Morgantina, di età ellenistica, da anni citati come «pezzi trafugati» sul sito dei carabinieri del nucleo del patrimonio artistico siciliano, furono ritrovati durante uno scavo nel 1978. I saccheggiatori ebbero appena 1000 dollari. Alla fine di un lungo viaggio nei depositi clandestini europei, i quindici straordinari pezzi (marchiati con punzoni di tipo greco sul fronte e sul retro) furono acquistati nel 1981 e nel 1982 dal Metropolitan Museum per 2,7 milioni di dollari. Precisa Giuseppe Proietti, capo del Dipartimento per la ricerca e l'innovazione del ministero per i Beni culturali, uno dei protagonisti della trattativa: «Non c'è stata una "vittoria" di una parte sull'altra ma solo un percorso individuato insieme grazie a una reciproca disponibilità. Il direttore del Metropolitan Museum, Philippe De Montebello, è persona di grande finezza culturale e spessore morale». Comunque si tratta di un cambiamento di rotta rispetto al «negazionismo» che ha caratterizzato l'atteggiamento di molti musei americani nei vent'anni scorsi. E non è escluso che il passo deciso dal Metropolitan possa favorire, come eloquentissimo precedente statunitense, una positiva conclusione anche per il lungo contenzioso tra lo Stato italiano e il Getty Museum di Malibu. Proprio in questi mesi è in corso a Roma un processo contro Marion True, ex responsabile delle acquisizioni archeologiche del Getty. L'Italia rivendica il possesso di 42 pezzi esposti tra cui la splendida Venere di Morgantina, che proviene dalla stessa area degli argenti, e l'Atleta attribuito a Lisippo, ripescato nel 1964 al largo di Fano e venduto al Getty dieci anni dopo.