E' vero che il teatro è il luogo ideale per ambientare una commedia. Ma se il palcoscenico del Petruzzelìi dovesse un giorno rappresentare la sua «tragedia», ci vorrebbero masse intere di attori, battute, dialoghi talmente contorti e contrastanti, da sfidare qualunque spettatore, persino il più paziente. Gli spettatori della farsa levantina che si sta consumando dopo l'incendio del teatro (e cioè da 15 anni fa ad oggi) sono i cittadini baresi, che decisamente non ne possono più. Fino a qualche tempo fa, c'erano le squadre di disfattisti e di speranzosi, ma oggi un triste e disarmante silenzio sembra soffocare ogni rigurgito di orgoglio. Ormai si è perso anche quello. Alla stato dei fatti, abbiamo non pochi problemi. Proviamo ad elencarti, tanto per farci un'idea dei vari atti della commedia. 1) Abbiamo, dopo tante liti sul punto, una perizia di esperti che ci dice cosa va bene e cosa non va bene del progetto di restauro. Ma l'interpreiazione di questa perizia ha due facce: c'è chi dice che c'è tutto da rifare e chi dice che si può andare avanti. 2) Avevamo 4,3 milioni di euro stanziati dal ministero e sottratti da quest'ultimo perché destinati ad opere immediatamente eseguibili, ciò che il Petruzzelìi non sarebbe per ritardi attribuiti dal Ministero al Comune e alla Regione. 3) Abbiamo tre milioni di euro consegnati dalla Provincia per il nuovo appalto, ma non abbiamo i fondi promessi da Regione e Comune. 4) Abbiamo un presidente della Regione che teme apertamente che l'attuale progetto crei un «teatro marginale» o di provincia. E abbiamo anche un ministro dei Beni Culturali che ci annuncia che i fondi sottratti possono tornare se da Bari si dice che il progetto va bene. 5) Abbiamo un consiglio di amministrazione Petruzzelli che è spesso, molto spesso, diviso politicamente e concettualmente. 6) Abbiamo una Fondazione in cui anche il sovrintendente e il direttore artistico pare non vadano d'accordo. Fatte queste sei premesse, è chiaro che qualunque regista trasformerebbe la commedia in tragedia. Soprattutto perché il vero dramma è che il pubblico paga i biglietti e cioè: uscendo dalla metafora - sono i baresi e gli italiani a pagare di tasca propria lo «spettacolo» devastante di un teatro che scotta dopo essere bruciato. Nulla sembra confortante, neanche il fatto che appena si vocifera l'ipotesi di un commissario per la ricostruzione, vengano già fuori i nomi dei «papabili»: Corsini, Nastasi e altri, ognuno portato avanti da una parte diversa. Sconfortante anche il problema soldi: gli enti lirici in mezza Italia sono in crisi e si parla dei tagli delle risorse. Ma non basta. Le «correzioni» al progetto di restauro del Petruzzelli, ricorda l'assessore Godelli, implicano che si dovranno rifare i conti. Le spese aumentano, i mesi passano e si avvicina il giorno in cui la famiglia proprietaria del teatro esigerà il canone annuo pattuito. Soldi, soldi in uscita. Tanti soldi, talmente tanti, da farci porre una domanda: ma alla fine varrà la pena? Una domanda figlia della sfiducia, dell'allarme, degli anni passati inutilmente, una domanda che vorremmo non farci mai.
Ora facciamoci un po' di conti
Il teatro Petruzzellìi di Bari è in stato di crisi dopo l'incendio del 2007. I cittadini baresi sono stanchi e disincantati dalle liti e dalle promesse non mantenute riguardo al restauro del teatro. La situazione è aggravata dalla mancanza di fondi e dalla divisione politica e concettuale all'interno del consiglio di amministrazione. La Fondazione del teatro è anche in disaccordo tra sovrintendente e direttore artistico. I cittadini pagano i biglietti per lo spettacolo devastante del teatro in stato di abbandono. Le correzioni al progetto di restauro implicano che si dovranno rifare i conti e aumenteranno le spese.
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