IL VASO divino non ha ancora riattraversato l'Atlantico. Ma c'è una nuova proposta per la futura sede del capolavoro su cui Eufronio dipinse la morte di Sarpedonte narrata da Omero. L'ha lanciata il presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra, che si è augurato un letterale «ritorno a casa» per il cratere trafugato a Cerveteri nel 1971, durante uno scavo clandestino, e finito l'anno dopo al Metropolitan Museum di New York. «Siamo pronti a sostenere e a finanziare la realizzazione di una grande struttura museale a Cerveteri dove valorizzare la storia e l'archeologia di un'area che è patrimonio dell'Unesco». Quindi, non il grande museo romano di Villa Giulia, dove si trova la coppa attica decorata da Onesimos e riconsegnata dal Paul Getty Museum all'Italia visto che era stata rubata a Cerveteri. Ma, secondo Gasbarra, un nuovo museo di «livello internazionale», e nella stessa cittadina del vaso trafugato, dove ospitare anche i reperti provenienti da futuri scavi che la Provincia «intende contribuire a finanziare». Gasbarra ha ricevuto l'ok entusiasta del sindaco di Cerveteri Antonio Brazzini che, nella «battaglia per riportare nel suo luogo naturale il vaso di Eufronio», ha chiesto subito il sostegno «del presidente della Regione Marrazzo». Ma è dagli uffici dello Stato che arrivano le prime docce fredde. «Non vendiamo la pelle dell'orso prima di averlo ucciso e non facciamolo scappare» è la risposta del ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione, che tra il 14 e 15 febbraio s'incontrerà con il direttore del museo di New York, Philippe De Montebello, per mettere la firma sull'accordo. «Rispettiamo la logica e i tempi del negoziato - ha aggiunto Buttiglione - poiché tutto lascia pensare che stiamo per risolvere un contenzioso che si trascina da almeno 25 anni e che varrebbe per tutti i casi dimostrati di opere trafugate. Fughe in avanti e interferenze sono imprudenti, se non addirittura sgradevoli». Poiché sul piatto dell'intesa, riguardante il vaso o gli argenti di Morgantina, ci potrebbe essere un prestito a medio termine agli Usa (le opere resterebbero lì ancora qualche anno), Buttiglione fa il pompiere. E trova una sponda in Anna Maria Moretti, soprintendente all'archeologia per l'Etruria meridionale, che non nasconde però la «felicità di tutti gli etruscologi e gli archeologi per il risultato che si sta per conseguire». Dice l'archeologa: «Cerveteri ha già uno splendido museo che fa parte di un sistema museale al centro del quale ci sono la Rocca di Albornoz a Viterbo e, soprattutto, Villa Giulia». Sembra una bocciatura per le speranze di Cerveteri. Ma spiega Moretti: «Ben venga il potenziamento dei musei periferici ed è da sottolineare positivamente l'attenzione di Gasbarra per il vaso di Eufronio. Però, prima di decidere l'allestimento museale, attendiamo di capire tempi, modalità e condizioni di questo imminente e straordinario ritorno in Italia». Angelo Bottini, che guida la soprintendenza archeologica di Roma, nel 2000 curò la grande mostra veneziana sugli Etruschi. «Quella di New York è certamente una delle opere più prestigiose di Eufronio, il cui catalogo non è estesissimo» spiega lo studioso. Che poi ammette: «A caldo, direi che la destinazione più naturale sia Villa Giulia, ma è una decisione che non mi compete».
E sul vaso di Eufronio ora è sfida tra i musei.
Il presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra, ha lanciato una proposta per la futura sede del vaso di Eufronio, un capolavoro etrusco rubato a Cerveteri nel 1971. Gasbarra si è augurato un letterale ritorno a casa per il vaso, che si trova al Metropolitan Museum di New York, e ha chiesto il sostegno del sindaco di Cerveteri e del ministro dei Beni culturali. Il ministro Rocco Buttiglione ha risposto che non vendono la pelle dell'orso prima di averlo ucciso e non facciamolo scappare, e ha annunciato un incontro con il direttore del museo di New York per mettere la firma sull'accordo.
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