Fra centro e periferia Risolto il conflitto con l'agenzia nell'alienazione delle aree ROMA - Basta una circolare del Demanio per attivare un conflitto di attribuzioni sulle competenze regionali davanti alla Consulta. E - nel merito - «non spetta allo Stato, e per esso all'agenzia del Demanio, escludere la partecipazione delle Regioni al procedimento diretto all'alienazione di aree situate nel territorio della stessa Regione e appartenenti al demanio idrico dello Stato». È quanto stabilisce la sentenza 312006 della Corte costituzionale, che è intervenuta a risolvere un conflitto di attribuzioni sollevato dalla Regione Lombardia a seguito della situzione che si era creata con l'emanazione da parte del Demanio della circolare 23 settembre 2003, protocollo 200335540Nor. La circolare del Demanio riguardava l'applicazione dell'articolo 5-bis del Dl 1432003, introdotto dalla legge di conversione (la 2122003). La norma regola la cessione di aree appartenenti al patrimonio e al demanio dello Stato (escluso quello marittimo), che non siano sottoposte a tutela come beni culturali e ambientali, quando risultino interessate dallo sconfinamento di opere eseguite (entro il 31 dicembre 2002) su fondi attigui di proprietà altrui, in forza di concessioni edilizie o altri titoli legittimanti. Oggetto di alienazione, ricorda la sentenza, può essere in particolare, nella ricorrenza delle condizioni indicate, un'area eccedente di tre metri il limite delle opere sconfinate nel fondo di appartenenza pubblica. La Regione Lombardia aveva contestato che la circolare vincola gli uffici periferici ad alienazioni che non sarebbero consentite dal dettato normativo. Inoltre il procedimento disegnato dall'Agenzia esclude, secondo la Regione, qualunque coinvolgimento dell'ente regionale, «sebbene la gestione del demanio lacuale e idroviario, al di là del profilo dominicale, spetti in misura preponderante proprio alle Regioni». La norma di riferimeno, invece, non solo non aveva escluso questo ruolo delle regioni, ma anzi aveva anche previsto meccanismi di consultazione e raccordo. La Consulta ha innanzitutto bocciato tutte le eccezioni sollevate dalla difesa pubblica, tendenti a escludere la possibilità che un atto dell'agenzia del Demanio potesse configurare un conflitto tra poteri dello Stato. Ha inoltre anche accolto nel merito la questione sollevata dalla Lombardia, annullando la circolare del Demanio. Lo Stato e per esso l'Agenzia non può dunque escludere l'intervento delle regioni su questo tipo di alienazioni.
Vince la Lombardia Vendite demaniali a governo misto
La Corte costituzionale ha risolto un conflitto di attribuzioni tra lo Stato e la Regione Lombardia riguardo all'alienazione di aree situate nel territorio della stessa Regione e appartenenti al demanio idrico dello Stato. La Regione aveva contestato che la circolare del Demanio escludeva l'intervento delle regioni in questo tipo di alienazioni. La Corte ha annullato la circolare e ha stabilito che lo Stato e l'Agenzia del Demanio non possono escludere l'intervento delle regioni su questo tipo di alienazioni. La sentenza stabilisce che le regioni hanno un ruolo importante nella gestione del demanio lacuale e idroviario, e che la norma di riferimento non esclude il loro coinvolgimento.
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