Se vale l'adagio «parlatene comunque, ma parlatene», la mostra «Caravaggio e l'Europa», chiusa ieri a Palazzo Reale, ha centrato l'obiettivo: record di 300 mila visitatori, polemiche sui prestiti e per i «pochi» Caravaggio esposti e ben quattro cataloghi (Skira) per soddisfare le esigenze dei visitatori. Intanto parlano i numeri: con 300 mila visitatori l'esposizione ha battuto gli altri Caravaggio e dintorni: «Caravaggio ultimo tempo» con 200 mila visitatori in 94 giorni a Napoli nel 2005, «Le ceneri violette di Giorgione tra Tiziano e Caravaggio» a Mantova (190 mila) e «II Male. Esercizi di pittura crudele» a Stupinigi (90 mila), dove erano esposti due Caravaggio. Se ne ricava una considerazione: Caravaggio è un «brand» sicuro. Sui numeri il curatore, Vittorio Sgarbi è «euforico» dice, prima di inveire contro i funzionali dello Stato. E siamo al secondo punto. Sgarbi attaccò l'Istituto centrale per il restauro che gli negò una tela alla presentazione della mostra, e sì congeda come ha iniziato: «Avremmo avuto ancora maggior pubblico se la Stato non fosse così stolto, dopo non aver prestato opere, da chiedere indietro senza proroga il San Gerolamo della Galleria Borghese. È uno Stato ottuso che non ha senso civile, che ostacola le mostre di successo promosse dallo stesso ministero per i Beni Culturali». La mostra ha fatto però parlare anche i visitatori, alcuni dei quali l'hanno criticata per i «pochi Caravaggio esposti». Erano prima sei e poi sette. Ai delusi la risposta è sempre stata la stessa: «Non era una mostra su Caravaggio, ma sul movimento caravaggesco in Europa».