A causa di degrado e mancata manutenzione, perduto un altro tassello del patrimonio architettonico Nonostante il crollo di alcuni edifici medioevali, interventi ancora lontani POTENZA. Per decenni hanno rappresentato uno dei «simboli» della regione. Non solo perché vessillo delle dominazioni medioevali nei paesi dell'interno e segno di un'organizzazione socio-economica che vedeva al suo vertice nobili ed ecclesiastici. Ma soprattutto perché emblema del valore del patrimonio architettonico locale. Il borgo medioevale e il castello di Brienza, infatti, possono essere considerati parte dei «gioielli» dello scrigno della terra lucana. Un tesoro di grande valore che, oggi, corre rischi concreti di distruzione. Dopo anni di incuria e di abbandono, dopo i colpi inferti dal sisma del 1980, pochi mesi fa parte del centro medioevale che circonda il castello è crollata, ed un'altra parte potrebbe avere lo stesso destino. Con evidente pericolo per la pubblica incolumità e danno per il patrimonio locale. Il Municipio ne è consapevole, la Soprintendenza ai Beni architettonici anche, ma la situazione non sembra destinata ad essere risolta in tempi brevi considerato che le case del borgo sono di proprietà privata. Seppur abbandonate dagli anni Settanta, hanno un proprietario - anzi 5 - che sollecitati a restaurarle hanno ribadito di non avere i fondi necessari. Così, il tempo passa, e buona parte di quelle antiche abitazioni del centro continuano ad essere lasciate a sè stesse. Eppure il borgo rappresenta dal punto di vista storico la parte più importante del paese e da quello architettonico uno dei pochi paesi che ha mantenuto quasi intatta la sua compagnie urbanistica. La storia Legato indissolubilmente al castello, sorge successivamente alla sua costruzione. Il maniero, infatti, è di epoca longobarda e nasce come torre di avvistamento, come mastio di forma cilindrica. Nel periodo normanno svevo è ampliato con la costruzione di una rocca fortificata ed intorno ad esso sorgono le prime abitazioni. Ma è nel 1438 che la struttura riesce ad avere la configurazione attuale su tre piani e con tre torri, per via degli ampliamenti voluti dai principi Caracciolo. Nei secoli successivi, il castello è usato come «cava» dai proprietari del borgo che lo «depradano» dei coppi del tetto, dei legnami, dei mattoni. Tanto da arrivare a noi come un rudere. Negli anni Settanta, il centro medioevale abitato sino ad allora viene definitivamente abbandonato, mentre nel 1980, con il sisma, il castello subisce una nuova pesante ferita: crolla una parte della cortina. Servono fondi ed interventi che per il maniero arrivano senza difficoltà. Negli anni Novanta, infatti, il Ministero dei Beni culturali lo espropria (passato in eredità ad alcuni componenti della famiglia Caracciolo, residenti all'estero) e lo assegna al Comune. Nel frattempo, il 5 settembre 1994 la Soprintendenza lo vincola come «bene monumentale». Poco meno di un anno prima, il 6 ottobre 1993, sempre la Soprintendenza aveva vincolato alcune case del borgo. E negli anni successivi, sino al 1997, mette i vincoli anche ad altre abitazioni del centro medioevale. Ferite mortali Il valore storico del «cuore» di Brienza diventa, quindi, indiscutibile. Tanto che il Comune e la Soprintendenza fanno partire i lavori di restauro. Quattro miliardi delle vecchie lire - in diverse tranche - per il castello che viene ricostruito, ma anche interventi per la seicentesca chiesa Madre e per alcuni palazzi settecenteschi del borgo, di proprietà comunale. Le altre abitazioni del borgo di proprietà privata vengono lasciate da parte. Forse, gli amministratori pensano di intervenire successivamente, forse si augurano che siano i proprietari a farlo. Certo è che il tempo passa. Anzi il maltempo, considerato che a seguito di alcune infiltrazioni d'acqua nel settembre dello scorso anno parte di quella abitazioni crollano e per altre due viene emessa un'ordinanza di sgombero. Un danno incalcolabile dal punto di vista storico ed architettonico (considerato che trattandosi di un bene vincolato per legge dovevano essere eseguiti lavori per impedirne il crollo) ma soprattutto un «fatto» che rischia di non essere un'eccezione. Perché le abitazioni sono private e i proprietari continuano a dire non avere soldi per intervenire. Perché la Soprintendenza sollecitata ad operare in sostituzione di privati commenta «che non esiste un capitolo di spesa per questi casi». Perché il Comune ritiene di non avere titolo ad agire. E ora? Una situazione assurda, dunque, che potrebbe avere esiti decisamente negativi. «E' chiaro che se non si interviene il rischio è alto - commenta il sindaco di Brienza, Antonio Distefano - La situazione è molto seria. Il problema è che una parte dei prefabbricati è di privati e il Comune non può intervenire. La Soprintendenza ha sollecitato i cittadini. A breve organizzeremo un incontro con loro per decidere cosa fare. Noi abbiamo intenzione di risolvere la problematica, anche valutando la volontà di acquistare.Il problema è la valutazioni di quanto vogliamo spendere e cosa dobbiamo farne. L'idea è di utilizzare il borgo per più funzionalità. Abbiamo alcune somme che potremmo utilizzare per fare un progetto con la Soprintendenza. Certo, sono d'accordo che bisogna intervenire presto». Sì, al più presto per evitare di perdere un altro prezioso tassello del tesoro storico - architettonico lucano.
PUGLIA: Brienza, il borgo colpito al cuore
Il centro storico di Brienza, in provincia di Potenza, è in pericolo di distruzione a causa del degrado e della mancata manutenzione. Il castello e il borgo medioevale sono stati colpiti da crolli e abbandono, e la situazione è stata aggravata dal sisma del 1980. Il Comune e la Soprintendenza ai Beni architettonici hanno iniziato i lavori di restauro, ma le abitazioni private del borgo non sono state coinvolte. I proprietari continuano a dire di non avere i fondi per intervenire, e la Soprintendenza non ha un capitolo di spesa per questi casi.
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