La polemica. In Puglia situazione gravissima 05022006 ----------------------------------- Prosegue senza tregua il lucido (e folle) disegno di smantellamento definitivo della tutela dei beni culturali italiani. La nuova finanziaria ha imposto tagli feroci in particolare nel campo dei servizi ai cittadini, della cultura e dei beni culturali, un settore quest'ultimo che vive in da anni una delle fasi più buie della nostra storia. Si tratta di un duro colpo in particolare per gli organi periferici del ministero per i Beni e le Attività Culturali, le Soprintendenze, ormai ridotte in uno stato agonizzante. Un colpo che rappresenta l'ultima tappa, per ora, di un processo di depotenziamento, come emerge dall'annoso blocco delle assunzioni e del turn over: al momento la metà circa delle Soprintendenze è coperta per reggenza in mancanza di Soprintendenti di ruolo, mentre l'età media dei funzionari raggiunge 55 anni. Personale sempre più scarso, più vecchio, sempre meno motivato, è ora tenuto costretto ad una scrivania. Infatti, l'esito primo dei tagli dell'ultima finanziaria è la soppressione delle indennità di trasferta per i funzionari e i tecnici delle Soprintendenze. Si stravolge e si mortifica definitivamente una peculiarità della tutela, e cioè il suo carattere territoriale. Funzionari e tecnici che dovrebbero soprattutto essere presenti nel territorio sono costretti a restare in ufficio. La peculiarità dei beni culturali italiani, ed anche in particolare di quelli pugliesi, consiste, infatti, nel continuum di presenze, grandi e piccole, nelle città, nelle campagne, lungo le coste, nelle acque, e nell'integrazione tra beni culturali e paesaggio, che ormai costituisce un elemento essenziale della nostra cultura, del nostro modo di essere, della nostra «identità». Come è possibile tutelare questo immenso patrimonio senza poter operare sul campo? Sarebbe come impedire alle forze dell'ordine di pattugliare il territorio tagliando le forniture di carburante per gli automezzi (cosa che peraltro già accade). Per protestare contro questa situazione, i funzionari delle Soprintendenze pugliesi hanno deciso di sospendere tutte le attività sul territorio: sono dunque bloccati gli scavi di emergenza, i sopralluoghi, le verifiche, i contatti e gli incontri con amministratori locali, con imprese impegnate in lavori edili, con i cittadini in attesa di autorizzazioni. È evidente la volontà di smantellare il principio costituzionale (art. 9) della difesa e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio. Bisogna ora affermare la necessità di una svolta, fatta non solo di fondi più consistenti, ma soprattutto di una vera e seria politica dei beni culturali, di nuovo personale di elevata competenza, dell'adozione di nuovi approcci metodologici, di strumenti e tecnologie innovative nello studio, nella tutela, nella valorizzazione, nella fruizione, nella gestione e nella comunicazione. In tale difficile situazione, un ruolo importante potrebbe e dovrebbe essere svolto dalla Regione, di cui si aspetta con ansia di conoscere meglio la politica che intende avviare nel campo dei beni culturali. Bisognerebbe finalmente avviare politiche inclusive e responsabilizzanti nel governo di un patrimonio culturale collettivo, coinvolgendo al meglio tutte le risorse umane, scientifiche, economiche, tecnologiche disponibili, nella consapevolezza che la tutela di un patrimonio immenso e diffuso non consista in un'azione asettica e oggettiva, ma nell'opzione fatta sulla base di scelte che cambiano nel tempo e con la formazione di chi la esercita. È importante, in questo momento difficile, che gli archeologi e tutti i ricercatori delle Università, il mondo della cultura e dell'associazionismo, le forze politiche e sociali manifestino la propria indignazione per questa assurda situazione ed esprimano piena solidarietà ai colleghi delle Soprintendenze. Giuliano Volpe Ordinario di Archeologia tardoantica, direttore del Dipartimento di Scienze Umane, Università di Foggia