INTERVISTA Dopo le polemiche. Emiliano puntualizza: ora acceleriamo ma serviva capire se stava per nascere un «teatrino» II sindaco: troveremo i soldi. Ma via la campagna elettorale dalla Fondazione Un emendamento della Finanziaria stava per togliere l'uso ai privati. «L'accordo è sui generis» «Ho un concetto molto elevato di Buttiglione, non credo che gli si possa addebitare una strategia elettorale» «Nessun disaccordo con Vendola. Forse pensava ad un modello Fenice e lì il commissario era il sindaco» Nell'ultima Finanziaria c'era un emendamento, presentato dal centrodestra, che puntava ad eliminare l'uso perpetuo del Petruzzelli alla famiglia proprietaria. L'emendamento fu respinto in base ad una eccezione. La circostanza fa capire che evidentemente da parte dell'attuale governo era nata la volontà di mettere mano ad una modifica sostanziale dell'accordo firmato a Roma tra Ministero dei Beni Culturali, Provincia e Regione il 21 novembre del 2002. La convenzione stabilisce che dal 2007 la famiglia Messeni Nemagna avrà diritto al canone annuo di affitto di un miliardo di vecchie lire in caso di mancata conclusione dei lavori; poi fra 40 anni, il teatro tornerà nella piena disponibilità della famiglia proprietaria. Ed è proprio su quest'ultimo punto che, da parte del centrodestra stesso, era nata la volontà di un clamoroso dietro-front sull'accordo, in modo da evitare la clausola dell'«uso perpetuo» ai pro-prietari, che limiterebbe la funzionalità futura del Petruzzelli, alternando l'uso teatrale - così come stabilito dalla convenzione - alle esigenze private dei proprietari. Un elemento controverso quello della proprietà privata del teatro che però, com 'è noto, fu costruito dai Messeni nel 1903 su suolo del Comune ai Messeni. (e. sim.) Sindaco Emiliano, pare che sul progetto di ricostruzione del Petruzzelli ognuno abbia una sua idea. Secondo lei è da rifare tutto o no? «Il mio giudizio è che il progetto va rifatto. Ma il problema è la percentuale del rifacimento e su questo è tutto nelle mani dei progettisti e rimando alla riunione che avremo tra breve con loro». Tra breve la riunione. Ma il resto dei lavori? «Io non drammatizzerei la situazione, non credo che ci siano perdite di tempo. Esistono sistemi di accelerazione notevole. Le faccio un esempio: se facessimo un concorso di idee per le aggiunte al progetto potremmo lanciare il bando e poi l'offerta in base alle idee ottenute». E questo non porta via altro tempo? «Ripeto. Non drammatizzerei perché siamo arrivati ad un punto cruciale e cioè abbiamo gli elementi per sostenere una linea che avevo sempre portato avanti e cioè che il progetto non era perfetto. Quello che è avvenuto è importante, perché non dobbiamo rischiare di avere un "teatrino"». Quindi lei è d'accordo con Vendola, che proprio ieri ha espresso timori sulla costruzione di un «teatrino marginale e improduttivo». «Sono d'accordo con Vendola su tutto». Ma lui ha ipotizzato la nomina di un commissario per la ricostruzione e lei ha dichiarato che non le sembra il caso. «Vendola ha lanciato un'idea di cui non avevamo parlato, ma non esiste alcun contrasto tra noi. Lui immaginava probabilmente un modello Fenice di Venezia, in cui il commissario è stato il sindaco. Non credo che si possa immaginare un modello diverso anche a Bari, con il sindaco o il presidente della Regione o della Provincia. Certo, io sono il presidente della Fondazione...». Ma secondo lei il commissario serve o no? «Io sinceramente non credo che la Soprintendenza possa essere accusata di alcunché. Ha fatto il suo lavoro con i soldi che c'erano. E vorrei dire che l'ex direttore regionale Jacobitti ha portato avanti il suo compito, dicendoci anche che i soldi non bastavano. Mi sento ora di citare Jacobitti come servitore dello Stato, un galantuomo che ha avuto coraggio e ha pagato con l'umiliazione pochi giorni prima del suo pensionamento». E i soldi per ricostruire il teatro ci sono o non ci sono? «Li troveremo. E lo faremo con il nuovo governo. Ora sono tutte chiacchiere elettorali. Concluderemo i lavori al Petruzzelli e sarà prima della fine del nostro mandato. Per noi è un impegno che coinvolge Comune, Regione e Provincia». Forse sarà difficile rispettare i tempi. «I tempi di Bono erano uri-spettabili dall'inizio. Quando abbandonai l'inaugurazione del Foyer, alzandomi e andandomene, lo feci perché il sottosegretario, nonostante le promesse di "prudenza" fatte durante il cda, illudeva i baresi parlando di riapertura del teatro nel 2007». Quindi si slitta. E il canone che la Fondazione pagherà alla famiglia dal 2007 se non sarà pronto il teatro? «L'accordo è fatto male . ma è chiaro che col senno di poi non si ragiona. E' un accordo sui generis, si ricostruisce un teatro privato con soldi pubblici». Pare che il centrodestra volesse eliminare l'uso perpetuo del teatro. «No comment su questo, non so. Si rivedrà tutta la materia eventualmente rinegoziabile». E cosa pensa della promessa del ministro Buttiglione di restituire i soldi «definanziati» dalla ricostruzione? «Ho un concetto molto elevato del ministro Buttiglione e non credo che si possa addebitare a lui una strategia elettorale. La Fondazione deve restare fuori dalla campagna e-lettorale, nessuno dovrebbe a-gire o parlare in modo da lanciare pallonetti».