A rischio smog i capolavori degli Uffizi, a causa dell'aria che arriva dall'esterno. I custodi del museo aprono infatti spesso le finestre a causa della paura di essere contagiati dalla Sars e per l'afa che il vecchio impianto di condizionamento, risalente agli anni '50 e ancora funzionante in metà museo, non riesce a eliminare. «In questo modo però - ha spiegato il direttore della fabbrica degli Uffìzi, l'architetto Antonio Godoli - entra aria inquinata e si alterano i valori di temperatura ed umidità che devono mantenersi costanti per la conservazione delle opere». Il vecchio impianto, ancora in funzione nell' ala di levante, rischia indirettamente di causare danni ai capolavori e perfino di provocare malori, come hanno denunciato le guide turistiche di Firenze. «L'impianto non prende aria dall' esterno come quelli moderni - prosegue Godoli -, ma filtra e ricircola più volte quella presente dentro il museo, già respirata da migliaia di persone. Era considerato buono fino ad una trentina di anni fa, ma oggi cori una media di 5.000 visitatori al giorno, con punte di 7.000, è insufficiente». Aprendo le finestre entrano nel museo avversari insidiosi dei capolavori conservati, come le concentrazioni di acidi ed ossidi contenuti nelle polveri dello smog. «Quando vanno a posarsi sui dipinti - commenta Godoli -, queste sostanze inquinanti presenti nell' atmosfera provocano uno stress ai capolavori. Non li danneggiano subito, è ovvio, ma nel tempo le tele possono subire un danno». E poi ci sono temperatura e umidità che devono mantenersi in valori costanti: 1' umidità deve stare tra il 50 e il 60 . La soluzione, ha spiegato Godoli, verrà dai lavori dei Nuovi Uffizi.