Nessuno sa a chi siano finiti interi edifici e migliaia di ettari. Trasformati in ville i vecchi casotti delle fìumare Nella relazione della giunta si ammette "l'incapacità di costituire unprobante inventario degli immobili" 15 Solo quindici i terreni che figurano nel più recente inventario delle proprietà della Regione 166 Risulterebbero proprietà della regione Calabria 166 immobili per un valore di quasi 43 milioni 7 E'di sette miliardi e 601 milioni di euro il bilancio regionale di previsione per il 2006 SONO scomparsi palazzi interi. E nessuno sa dove siano finiti «centinaia o migliaia di ettari» di terre. Ci sono proprietà della Regione dove i privati hanno costruito abusivamente alberghi e giganteschistabilimentibalnea-ri, cinema e teatri. I casotti dove una volta vivevano i guardiani delle fiumare sono diventati ville, gli immobili della vecchia Cassa del Mezzogiorno che nel 1976 «dovevano essere trasferiti entro sei mesi» non risultano trascritti dopo trent'anni nei registri della conservatoria. E' la Calabria sparita dalle carte del catasto. La Regione ormai non sapiù quali e quanti sono i suoi possedimenti. E' il disordine amministrativo e patrimoniale che ha favorito truffe e ruberie, è la giungla calabrese con i beni che svaniscono anno dopo anno o che addirittura non sono mai ufficialmente esistiti. Una fortuna di decine di milioni di euro che non c'è più. Proprietà dimenticate, proprietà nascoste, proprietà utilizzate illegalmente. Con la complicità di alcuni assessorati del passato, con l'immobilità della magistratura (alle procure della repubblica sono state inutilmente presentate già da qualche anno alcune denunce), con la connivenza degli uffici comunali competenti al controllo delle leggi urbanistiche. E' un altro grande scandalo della Calabria che ha provocato, proprio ieri l'altro, l'apertura di un'inchiesta della Corte dei Conti «sulla gestione patrimoniale della Regione». Nell'ultimo rapporto sui beni regionali documento aggiornato al 31 dicembre del 2005 sono raccontati in 36 pagine il caos e gli imbrogli intorno ai palazzi scippati alla Regione, ai litorali devastati, ai terreni occultati. Nelle prime righe della relazione commissionata dal presidente della commissione di controllo Bruno Censore e dall'assessore al Patrimonio Pasquale Tripodi si ammette «l'incapacità di costituire un probante inventario dei beni immobiliari». Tra le prime cause della mancata schedatura del patrimonio regionale, c'è quella della «resistenza dei vari Dipartimenti a comunicare tutti i dati dei beni da loro amministrati». Burocrati degli assessorati che non trasmettono carte, magistrati che non hanno indagato come avrebbero dovuto, enti locali che hanno chiuso un occhio e a volte anche tutti e due facilitando larealizzazione di opere abusive. Scrivono infatti i due funziona-ri della Regione nel loro dossier: «Per quei pochi beni di cui si è potuto rinvenire atti o documenti, si è scoperto che gli stessi, o parte di essi, sono stati occupati abusivamente, e perfino edificati con costruzioni residenziali, alberghi, ristoranti, bar, impianti sportivi». E ancora: «Costruzioni realizzate per via della distrazione non solo delle autoritàcompetenti alla vigilanza urbanistica o dei responsabili che hanno rilasciato le relative concessioni edilizie con molta superficialità e senza il prescritto preliminare accertamento della titolaritàdellaproprietà, bensì anche con la distrazione dei responsabili regionali consegnatari». L'elenco di quei beni individuati e «sottratti» alla disponibilità dellaRegione è lungo. Ci sono edifici storici occupati illegalmente a Cosenza e aCatanzaro, aReggio ci sono campeggi e perfino un teatro sui terreni della Regione, a Serra San Bruno hanno aperto un ristorante e una sala per ricevimenti su un fabbricato di tre piani nel pieno centro del paese. A Copanello c'è un muro di 156 cabine in cemento, e poi una villa e uno spogliatoio, una pista da ballo e un bar su quasi diecimila metri quadri di suolo regionale in riva al mare. Poi c'è anche unnume-ro imprecisato di «caselli idraulici», piccole costruzioni dove un tempo abitavano i guardiani delle fiumare, gli operai che dovevano controllare il livello dell'acqua durante le piene. La relazione spiega in quali mani siano finiti quegli immobili: «Decine sono quelli non censiti e quindi non compresi negli inventari; pur essendo nella disponibilità dell'assessorato Lavori pubblici risultano occupati abusivamente da persone note e ignote, attualmente detenuti daex dipendenti o loro parenti, senza alcun titolo che ne giustifichi l'uso e il possesso». La lista dei beni scomparsi è senza fine. C'è un capitolo che riguarda le terre dell'ex Opera Nazionale Combattenti. Nel dossier si precisa che «l'estensione complessiva non è nota ma dovrebbe essere certamente dell'ordine di diversi centinaia o migliaia di ettari che dovevano essere trasferiti alla Regione...» Un altro capitolo ricostruisce i trentennali ritardi del passaggio di immobili dall'ex Cassa per il Mezzogiorno alla Regione: «La situazione è di incertezza generale nonostante il tempo trascorso... molti degli immobili non sono mai stati accatastati o non sono stati volturati per mancanza di dei necessari atti di provenienza, in molti casi anche gli espropri dei terreni sui quali sono stati costruiti i manufatti non sono mai stati portati a compimento». L'indagine della Corte dei Conti arriva dopo una fitta corrispondenza con gli assessori del governo di Agazio Loiero, lettere sulle tante anomalie della situazione patrimoniale della Regione, prima fra tutte quell'inventario dei beni che non è stato mai fatto. Già l'anno scorso la Corte dei Conti aveva esaminato il «caso Calabria», arrivando a questa conclusione: «E' priva dell'inventario semplicemente perché diversi settori non hanno inviato gli in-ventari di pertinenza». E registrava ancora: «Da ciò deriva anche che l'amministrazione regionale non è in grado neanche di determinare i beni da cui si possa ricavare un reddito., e comunque risulta che solo un'esigua parte dei beni immobili posseduti è riportata nel conto del patrimonio». Tutto il resto in Calabria, è di tutti e di nessuno. Come nel Far West. RIONE SAN VITO A Cosenza, su una superficie di 45.000 mq, sorgono vari corpi di fabbrica: tra questi una struttura in cemento armato di sei piani in abbandono da 30 anni CINEMA ITALIA Cosenza: cinema, campo di bocce, scuola: inadempienti verso la Regione Calabria SEDE CGIL Cosenza, nel palazzo ha sede la Cgil: solo di recente contratto regolare GIOIA TAURO Immobili regionali per 141 miliardi di lire, affidati al consorzio Asi. Non risulta il pagamento del fitto IL KURSAAL A Serra San Bruno (Vibo Valentia), è in uso a privati da diversi anni per attività di ristorazione. L'avvocatura regionale sta procedendo CATONA, IL TEATRO Reggio: a Catana, su terreno regionale, furono realizzati illegalmente biglietteria, ristorante, camerini L'intervista L'assessore regionale Tripodi: intervengano forze dell'ordine e inquirenti "Non c'è un elenco del patrimonio pezzo a pezzo ce lo portano via" LA RELAZIONE Qui sopra, l'intestazione e uno stralcio della relazione regionale che denuncia la "sparizione" di immobili e terreni della Calabria Ci stanno portando via tutto. Se non {stiamo attenti, c'è il rischio di una vera e propria sottrazione di beni. Ci prendono ogni cosa, case e terreni». Pasquale Tripodi, assessore regionale al Patrimonio immobiliare della Calabria, è in allarme. La scorsa primavera, appena si è insediato nella nuova giunta Loiero, si è accorto «che qualcosa non quadrava» e ha nominato una commissione. Assessore, vi stanno davvero portando via il patrimonio della Regione? «Il rischio c'è. E non posso escludere che non lo abbiano in parte già fatto. D'altronde non essendoci elenchi dettagliati del patrimonio immobiliare, se qualcuno si appropriasse di un bene non ce ne accorgeremmo neppure». Chi sta mettendo le mani sul patrimonio della Regione Calabria? «Tutti: privati, associazioni e persino istituzioni. Dai dati che abbiamo raccolto risultano gravi irregolarità sia per quanto riguarda i fabbricati che i terreni. Chi ha potuto ha preso, o quantomeno ha gestito, a piene mani. C'è un dato molto significativo: nel nostro consuntivo risultano solo una ventina di terreni di proprietà regionale, invece la Calabria dovrebbe possedere centinaia di migliaia di ettari di terreno. Che fine hanno fatto?». Secondo lei, che fine hanno fatto? «Non lo so. Ed è questo il dramma. Appena arrivato ho istituito una commissione per il riordino delle carte. Personalmente sono molto preoccupato di quanto potrebbe emergere». Risulta che in passato siano state fatte alcune denunce alla Procura, come mai non si è scoperto nulla? «Dovrebbero spiegarlo anche a me. Anche io so di diverse sollecitazioni alle forze dell'ordine e agli inquirenti, inviti che non hanno sortito alcun effetto visibile. Adesso però bisogna intervenire. La Regione ci sta provando, è ora che ognuno faccia la sua parte fino in fondo». PASSAPORTI Cinque consiglieri regionali calabresi risulterebbero indagati, con ritiro passaporti. Gli utili da immobili sono per la Regione di 30mila euro. Le uscite per fitti verso privati sono di 8 milioni.
la Repubblica
2 Febbraio 2006
Calabria, la regione rubata così spariscono case e terreni
AT
Attilio Bolzoni
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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