La stragrande maggioranza del tesoro nascosto del Belpaese deve ancora essere portato alla luce. Il 95 per cento dei beni archeologici nazionali non è infatti ancora stato esplorato, ma ora i ricercatori hanno svelato l'ubicazione di almeno 100.000 nuovi siti su cui avviare le ricerche. Intanto però occorre intervenire per tutelare questo enorme patrimonio: il 50 per cento dei siti rischiano infatti di scomparire per colpa degli aratri cha scavano nei campi e dell'asfalto. Sono questi i dati resi noti dal laboratorio di Topografia antica del Consiglio nazionale delle ricerche-Università di Lecce, che hanno presentato i risultati di un importante programma di monitoraggio del territorio, il Sit (sistema informativo territoriale). Il sistema si basa sull'integrazione dei dati individuati mediante la ricognizione di ampi comprensori campione, le documentazioni aerofotogrammetriche, a partire dagli anni 20 alla più recente documentazione digitale con rilevamenti satellitari o sensori multibanda, e la bibliografia. In pratica i ricercatori si sono messi ad analizzare i dati raccolti attraverso queste diverse fonti e li hanno trasferiti su una enorme mappa topografica elettronica, un Gis, che permette di conoscere con esattezza di cosa si tratta e la sua coordinata rilevata dal satellite. Il risultato finale è una mappa dettagliata delle aree di maggior interesse, con emergenze mai rilevate fino ad oggi e zone a forte rischio di manomissione e di abbandono, poiché non sottoposte a vincolo. Certo non si tratta di monumenti del calibro del Colosseo o dell'Arena di Verona, ma di sicuro tra gli oltre 100.000 siti archeologici svelati dall'indagine del Cnr, ce ne sono alcuni veramente sbalorditivi. Per esempio si è scoperto un nuovo tempio etrusco nell'area di Veio. È il terzo che si conosce in quella antica città che a lungo si oppose al dominio di Roma. E dagli scavi del primo tempio sono emersi tesori del calibro del celebre Apollo in terracotta, una delle maggiori icone dell'arte di quell'antico popolo. «Allo stato attuale - ha spiegato Marcello Guaitoli dell'Università di Lecce, responsabile scientifico del Sit - il numero dei beni archeologici conosciuti (escludendo le aree in proprietà pubblica) è inferiore al 5 di quanto è rilevabile con una analisi attenta del territorio o con più raffinate tecniche di indagine. E meno dell'1 delle ricchezze esistenti è sottoposto a vincoli ufficiali. Più del50delle evidenze sono a forte rischio». I risultati della ricerca sono impressionanti. In un'area nel viterbese di 100 kmq tra i comuni di Soriano nel Cimino e Vignanello, ad esempio, sono stati individuati con la ricognizione 444 punti di interesse, mentre se ne conoscevano solo 44. A Torrimpietra, alle porte di Roma, 38 punti noti, appena uno vincolato e ben 777 quelli nuovi, tra cui ville con piscina e necropoli. Anche in Campania, almeno nella parte settentrionale della regione, le nuove scoperte sono state significative. «Nell'area a Nord di Fondi - ha spiegato Stefanella Gigli Quilici preside della Facoltà di lettere della Seconda Università di Napoli - abbiamo individuato una città di epoca preromana di cui non avevamo conoscenza. Anche nell'area del Sannio sono emerse le tracce di antichi insediamenti del tutto sconosciuti, ma il dato più importante è che siamo riusciti a ricostruire minuziosamente la presenza delle diverse testimonianze su tutto il territorio». In tutto in Campania si tratta di almeno 6000 evidenze archeologiche. Numerosi i complessi scoperti nel corso del monitoraggio: a Cerveteri per esempio, sono stati individuati settori ignoti della necropoli di Monte Abatone e una necropoli nella zona di Monte Abatoncino. Nell'area di Crustumerium (Casale Marcigliana, Roma) sezioni di necropoli e due grandi complessi di età imperiale; in Abruzzo, tra l'Aquila e Capestrano, tre diverse necropoli, tratti della viabilità antica e complessi di età romana.
Il Belpaese sommerso. E da salvare
Il 95% dei beni archeologici nazionali non è stato ancora esplorato, ma un nuovo programma di monitoraggio ha rivelato l'ubicazione di oltre 100.000 nuovi siti su cui avviare le ricerche. Tuttavia, il 50% dei siti rischiano di scomparire a causa degli aratri e dell'asfalto. Un gruppo di ricercatori ha analizzato i dati raccolti attraverso diverse fonti, come le documentazioni aerofotogrammetriche e i rilevamenti satellitari, e ha trasferito i dati su una mappa topografica elettronica. Il risultato finale è una mappa dettagliata delle aree di maggior interesse, con emergenze mai rilevate fino ad oggi e zone a forte rischio di manomissione.
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