La Repubblica Bologna Cronaca, 1 feb. 2006 L'urbanista: "All'aperto non dovrebbero esserci nemmeno i vasi dei fiori". "Uno schiaffo all'arredo urbano con pedane rialzate e brutte coperture" «MI devono spiegare perché se uno tinteggia la casa di un colore diverso da quelli consentiti o se modifica una finestra di qualche centimetro prende la multa e uno che realizza una vera e propria struttura in strada possa tranquillamente essere autorizzato» si interroga Pierluigi Cervellati (nella foto a destra), architetto di fama ed ex assessore all'Urbanistica del Comune. Una differenza di trattamento piuttosto evidente e curiosa... «Non c'è dubbio. Oltretutto qui si sta realizzando una sorta di baraccopoli di plastica e ferrovetro, corredata di altri elementi negativi sul piano dell'arredo urbano come pedane rialzate, coperture di dubbio gusto, perimetri di fioriere di plastica che, se diventano stabili tutto l'anno, si trasformano, appunto, in baraccopoli». Cosa si dovrebbe fare, allora? «All'aperto non ci dovrebbero essere strutture, nemmeno i vasi dei fiori per delimitare gli spazi perché danno l'idea del degrado crescente. Qui non si tratta di fare un patto con la sovrintendenza, ma della necessità di un governo pubblico della città». Lei ritiene che in centro si debbano sfrattare i 'dehors' dappertutto o ci sono posti in cui sono tollerabili strutture, magari più esili? «In linea generale, in centro, come ho detto, sono contrario alle strutture. Poi ci sono posti e posti. In alcuni non dovrebbe esserci assolutamente nulla, come in piazza Maggiore, per esempio. In altri si può discutere di occupazioni temporanee. Sono contrario, per fare un altro esempio, all'occupazione dei portici: secondo me, lì non dovrebbe esserci nulla». Il Comune e la sovrintendenza cosa dovrebbero fare? «Si dovrebbe giungere a un disegno pubblico di razionalizzazione degli spazi e quindi istituire dei parametri formali coi quali giudicare se una proposta è fattibile o incompatibile col contesto. Ripeto, non un patto Comune-sovrintendenza, ma un progetto ben fatto che tenda a eliminare le strutture permanenti e a definire i requisiti ai quali i 'dehors' dovranno attenersi». Lei, quindi, è per togliere tutto quello che voi tecnici chiamate «superfetazioni»? «Ma è ovvio. Perché viene punita una modifica al primo piano e non una al piano strada? Oltretutto mi sto accorgendo che le 'verande' costruite a Bologna, tra tutte quelle che ho visto in giro, sono le più brutte. Certe aggiunte sulla strada sembrano degli autobus doppi parcheggiati a ridosso degli edifici storici. Inoltre, da una parte si fa di tutto per togliere le auto dalle strade del centro e poi si consente a queste cose di proliferare e prendere il loro posto che è anche peggio. Andando avanti di questo passo la città si riempirebbe di 'dehors' e cambierebbe il suo volto».