Regole molto più rigide verranno fissate per l'allestimento dei dehors in centro. Le nuove norme rischiano di falcidiare le vecchie verande. Lunedì vertice tra il Comune e i commercianti. Scambio di battute in giunta tra sindaco Cofferati e assessore Mura per prevenire future obiezioni. Per il nuovo regolamento accordo preventivo con la Ferrari MURA. Dovrà allacciare i rapporti con le Belle arti trovando un'intesa COFFERATI «Si stabiliscano i parametri per definire l'ammissibilità dei 'dehors' FERRARI. Le Belle arti intendono bandire le verande più ingombranti e d'impatto PREVENIRE è meglio che curare. Il vecchio slogan della medicina potrebbe essere applicato anche alla ormai famosa questione dei «dehors», le verande su suolo pubblico al di fuori di bar e ristoranti. E prevenire, in questo caso, significa ottenere il consenso della sovrintendenza prima di arrivare alla fase dell'autorizzazione di nuove installazioni o del rinnovo di quelle vecchie. Di questo si è discusso ieri in giunta tra l'assessore alle Attività produttive Silvana Mura e il sindaco Sergio Cofferati. L'idea di fondo scaturita dal confronto a palazzo d'Accursio è quella di avviare immediatamente un dialogo con la Sovrintendenza, alla quale il codice dei beni culturali del 2004 assegna diritto di intervento vincolante su tutto ciò che si costruisce su spazi pubblici storici, al fine di stilare l'elenco dei requisiti e dei criteri senza i quali una struttura su suolo pubblico non può essere autorizzata. Il vincolo si applica su tutto il patrimonio architettonico con oltre cinquanta anni, vale a dire sull'intero centro storico e su buona parte della prima periferia. Con l'accordo preventivo, si potranno prevenire le obiezioni che rischiano di trasformasi in bocciature su tutta la linea, come nel caso della conferenza dei servizi sui «dehors» di venerdì scorso dove 57 tra nuove richieste e rinnovi di autorizzazione in centro storico, sono state sospese in attesa di stabilire i suddetti criteri di compatibilità con il contesto architettonico. Dal punto di vista operativo, pertanto, l'assessore Mura e i tecnici delle Attività produttive dovranno incontrarsi con la sovrintendente Sabina Ferrari e cominciare una serie di discussioni entrando nel vivo della questione sulle fattezze dei «dehors», sulle loro dimensioni e sul disegno architettonico che dovranno assumere. Da tutto ciò si potrà stabilire ciò che può essere autorizzato e ciò che non lo potrà. Le attuali otto tipologie di veranda, dalle più piccole a quelle che assumono le sembianze di veri e propri edifici, verranno così passate al vaglio valutando o meno la compatibilità con la strada e la piazza in cui si trovano. Questo esame rischia tuttavia di essere una falcidia per i «dehors» del centro che, nel tempo, si sono sempre più strutturati come edifici chiusi e arredati tali e quali saloni. La sovrintendenza, infatti, ha già fatto sapere che non transigerà più sulla temporaneità di queste strutture, le quali non potranno quindi più essere montate tutto l'anno con la formula scaltra dei 364 giorni più rinnovo. Ma anche le grandi strutture, sempre più somiglianti ad appendici che si protendono verso la strada e talvolta la occupano, pare che non passeranno il vaglio delle Belle arti più che mai decise a bocciarle. Si prepara, pertanto, un cambiamento destinato a «ripulire» vie e piazze dai «gabbiotti». Fino al 2004, infatti, non essendo vincolante il parere della sovrintendenza, la giunta di centro destra rilasciò oltre 450 permessi per i «dehors» oltre la metà in centro, come ha ricordato lunedì in Consiglio comunale l'assessore Mura. Tuttavia, il nuovo codice dei beni culturali di due anni fa, ha conferito alle sovrintendenze il potere di veto visto che il nulla osta di esse è indispensabile per qualsiasi realizzazione su suolo pubblico in un contesto architettonico con più di 50 anni. Nel frattempo, lunedì le associazioni dei commercianti si recheranno in Comune per discutere della questione dei «dehors».