È il quadro fornito dal Sistema informativo territoriale di Cnr-università Lecce presentato ieri a Roma Beni culturali, questi sconosciuti. I dati parlano chiaro: il patrimonio archeologico noto sul territorio nazionale rappresenta meno del 5 di quello complessivamente esistente, solo l'1 è sottoposto a vincoli ufficiali e il 50 è a rischio distruzione e furto. È lo sconfortante quadro fornito dal Sistema informativo territoriale (Sit) per la gestione integrata dei beni archeologici, messo a punto dal laboratorio di topografia antica del Consiglio nazionale delle ricerche e dall'università di Lecce. Lo stato attuale dei lavori, presentato ieri nel corso di un convegno che si è tenuto a Roma presso la sede del Cnr a cui ha partecipato tra gli altri il ministro per i beni e le attività culturali, Rocco Bottiglione, ha evidenziato che quello che è già noto e studiato è solo la minima parte dell'esistente. Insomma, tutto il mondo invidia le ricchezze della nostra archeologia, ma la metà di questo patrimonio è a rischio. Il Sit, frutto di un lavoro in corso da dieci anni, ha l'obiettivo di tracciare una mappa del patrimonio dei beni culturali nel suo complesso, con particolare attenzione al settore archeologico. Si parte dai dati individuati mediante la ricognizione di ampie aree campione e dalle documentazioni aerofotogrammetriche per arrivare al più recente materiale digitale con rilevamenti satellitari o sensori multibanda, integrando queste informazioni anche con dati archivistici e bibliografici. Questa mole dettagliata è poi raccolta in un sistema, Gis (Geographic infor-mation system), gestito da un software messo a punto dal Cnr. Uno strumento al servizio delle strutture dei beni culturali, in particolare per la tutela, tanto più che il sistema restituisce una mappa dettagliata delle aree di maggiore interesse con emergenze mai rilevate fino a oggi. Molto di quello che è stato trovato era in gran parte ignoto agli archivi ed è ora incluso nella nuova schedatura a disposizione di studiosi e delle forze dell'ordine. Alcuni complessi archeologici, infatti, sono stati identificati grazie alla ricognizione condotta mediante sorvoli effettuati dal Nucleo elicotteri dei carabinieri. Dall'indagine sono emerse circa 100 mila aree di interesse archeologico, di cui 10 mila già inserite nelle mappe. Ma di pochissime si ha notizia: il 7-8 nel Lazio, il 2 in Sicilia, meno dell'1 nella Valle del Sinni in Basilicata e il 20 nel Salento, dove però la percentuale di testimonianze archeologiche perdute è superiore al 60. Sono state rilevate, per esempio, divisioni agrarie e di viabilità antica nella zona del Tavoliere nel Foggiano, cinque necropoli nell'area di Veio e resti di edifici di periodo etrusco e romano. Soddisfatto di questo sistema informativo il ministro dei beni culturali, che ha sottolineato come l'Italia sia in prima linea proprio nell'attività di catalogazione. «Abbiamo schedato oltre 6 milioni di beni culturali. La quantità di ciò che è conosciuto amplia il raggio della tutela ma per tutelare dobbiamo conoscere. E poi non possiamo non sottolineare», ha ribadito Buttiglione, «che il bene culturale ben gestito è fonte di ricchezza».