"L'onda delle decisioni del governo nella finanziaria si allungano via via: sta scattando nuovamente la mannaia dei tagli sulle attività culturali. Con un decreto di fresca firma del ministro dei beni culturali Rocco Buttiglione vengono decurtati 66 milioni di euro destinati alle strutture culturali di tutto il Paese. A essere penalizzato in modo particolare è il Lazio: di questi 66 milioni di euro che vengono tagliati su scala nazionale, 21 sono sottratti alla nostra regione. Un vero e proprio disastro". Così Giulia Rodano, assessore alla cultura, spettacolo e sport della Regione Lazio, commenta il decreto con il quale il ministro dei Beni Culturali ha reso noto la ripartizione fondi per strutture culturali in tutta Italia: "Particolarmente censurabile - osserva Rodano - il modo in cui il ministro ha adottato queste misure; né una parola, né una spiegazione. Tutto è avvenuto per via burocratica, con un decreto che il ministro si è ben guardato dal pubblicizzare. Era dovere del ministro assumersene la responsabilità e non l'ha fatto". Questo provvedimento, osserva l'assessore regionale, "si aggiunge ai tagli decisi direttamente nella finanziaria del 2006 per le attività culturali; tagli che riducono la capacità di intervento degli enti locali nelle attività culturali almeno del 30 per cento rispetto allo scorso anno. In questo caso, a essere colpite direttamente sono strutture di servizio ai cittadini, come le biblioteche".
Beni culturali, il governo taglia i fondi alla regione. L'assessore Rodano: Lazio sempre più penalizzato
Il ministro dei Beni Culturali Rocco Buttiglione ha firmato un decreto che decurti 66 milioni di euro destinati alle strutture culturali di tutto il Paese. Il Lazio è stato particolarmente colpito, con 21 milioni di euro tagliati. L'assessore alla cultura della Regione Lazio, Giulia Rodano, ha criticato il provvedimento, affermando che il ministro non si è assunto la responsabilità del taglio e che si tratta di un altro esempio di tagli alle attività culturali. I tagli si aggiungono a quelli decisi nel 2006, che hanno ridotto la capacità di intervento degli enti locali nelle attività culturali del 30 per cento. Le strutture colpite sono principalmente le biblioteche.
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