Le nomine di Buttiglione che tanto hanno fatto discutere a sinistra erano necessarie. Guido Pescosolido prende il posto di Paolo Prodi come presidente della Giunta RICORDATE SERGIO COFFERATI ai tempi dell'oceanica manifestazione dei sindacati contro l'abolizione dell'alt. 18? E avete presente quello giunto al Governo (di Bologna) meno di due anni dopo? E uno degli esempi più eclatanti della condotta tutt'altro che lineare e coerente della sinistra, fatta di svolte e girotondi, sempre allerta per denunciare autoritarismi ed epurazioni e pronta allo spoil system appena messo piede nel Palazzo. Un atteggiamento che forse rientra in quel "complesso dei migliori" che Luca Ricolfi da sinistra imputa alla propria parte. Ora abbiamo un nuovo caso a seguito delle nomine che il ministro Rocco Buttiglione ha firmato per i nuovi direttori degli istituti storici, designando Guido Pescosolido, come presidente della Giunta storica nazionale, della quale fanno parte come membri di diritto anche i nuovi direttori degli Istituti Storici; Francesco Perfetti diviene direttore dell'Istituto storico italiano per l'età moderna e contemporanea; Andrea Giardina direttore e Giuseppe Zecchini e Mauro Moggi, componenti del direttivo dell'Istituto italiano per la storia antica; Giancarlo Andenna Direttore dell'Istituto storico italiano per il medioevo; Roberto De Mattei e Giorgio Petracchi componenti del Consiglio direttivo dell'Istituto storico italiano per l'età moderna e contemporanea; Agostino Paravicini Bagliani e Maria Luisa Ceccarelli Lemut, componenti del direttivo dell'Istituto storico italiano per il Medioevo. Una commissione del ministero dei Beni Culturali, di cui fa parte tra gli altri Ernesto Galli Della Loggia, metterà poi ordine sulle norme di erogazione dei contributi alle istituzioni culturali e ai comitati celebrativi, come annuncia Buttiglione, sottolineando che la commissione elaborerà le proposte di modifica entro la fine di febbraio. Una tornata di nomine che nell'articolo di Bruno Gravagnuolo apparso sull'Unità viene lamentata con ampio sbracciamento e stracciamento di vesti, soprattutto per la sostituzione del Professor Paolo Prodi con Pescosolido come presidente della Giunta storica nazionale. Lo stampo ad alta temperatura ideologica dell'articolo è corroborato da termini come "colpo di mano", "filtro di governo sui manuali", "sbaraccati gli istituti storici", "vittime illustri", "epurati gli accademici" che "avrebbero fatto gridare allo scandalo gli storici italiani ed internazionali", con "vibrate proteste ufficiali di francesi e tedeschi" senza farci sapere cosa ne pensino quelli inglesi o americani...a cui probabilmente i personalismi e gli affari di famiglia importano ben poco. Una sceneggiata a cui non viene fatta mancare la tirata di giacca al Presidente della Repubblica: «Paolo Prodi era stato nominato da Ciampi»! Prodi viene definito sempre dall'Unità con opportuna riverenza "studioso eminente" del "Potere e del Sacro" nella storia d'Europa. Ed è forse per questo che egli voleva conservare la propria carica vitalizia del presidente della Giunta storica nazionale per gli studi storici (organo che sovrintende alle attività degli Istituti storici nazionali, un direttivo della storiografìa patria) secondo il modello monarchico: carica a vita e trasmissione agli eredi designati. Il fratello del leader dell'Unione, infatti, ha provato, nelle more della trattativa con il Ministro Buttiglione, a rinunciare passivamente ad appellarsi ad una sorta di art. 18 mascherato dalla mancanza di una data di scadenza per l'incarico - ricevuto insieme ad altri due membri ad aprile del 2001 dal Governo Amato, a poche settimane dall'arrivo Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, nel corso di un autentico blitz perpetrato in modo da garantire altre tre poltrone al centrosinistra prima del possibile ribaltone: altro che indicato dal Quirinale... - purché "agli storici fosse consentito scegliere i candidati da sottoporre al ministro" in loro sostituzione. Il Ministro ha semplicemente provveduto a riformare la Giunta centrale per gli studi storici stabilendo, tra le altre cose, un mandato a termine di cinque anni (Franco Bolgiani, classe '22, era nel direttivo dal 1973!) e un limite di età di 75 anni, considerando che cinque degli 11 membri della precedente giunta avevano più di 75 anni, con Gabriele De Rosa che ne aveva 88 (il più giovane era l'unico nominato da Berlusconi: Massimo Miglio, 63 anni). Tra l'altro, il Governo ha deciso di incaricare solo metà dei componenti la Giunta mentre finora tutti i membri erano nominati dai governi: da sempre, cioè dal 1935. Commenta infatti de Mattei, docente a Cassino e all'Università Europea di Roma e vicepresidente del Cnr: «Va dato atto al ministro di avere dato un segno nel senso della depoliticizzazione dell'ente, considerato che adesso soltanto il 50 per cento delle nomine sono di fonte governativa». Il primo effetto della riforma e delle nuove nomine oltre all'abbassamento dell'età media e alla ottima caratura dei nuovi nomi (tra cui compaiono Pescosolido e Perfetti, allievi rispettivamente di Romeo e de Felice, due tra i massimi storici italiani del Novecento) è infatti proprio la composizione politico-culturale equilibrata (Giardina di sinistra, Perfetti di centrodestra, Pescosolido laico di centrodestra, Prudenza cattolico di sinistra), mentre prima la Giunta era inequivocabilmente "cattocomunista": bastino i nomi di Gabriele de Rosa e Pietro Scoppola. Il problema è perciò semplicemente che Prodi dovrà trovarsi un altro lavoro, o meglio limitarsi al proprio, di docente a Bologna.
Polemiche. Gli istituti storici ora sono più giovani
Il ministro Rocco Buttiglione ha firmato le nomine per i nuovi direttori degli istituti storici, designando Guido Pescosolido presidente della Giunta storica nazionale. La nomina è stata criticata dalla sinistra, che ha lamentato la sostituzione del presidente Paolo Prodi con Pescosolido. La Giunta storica nazionale è stata riformata con un mandato a termine di cinque anni e un limite di età di 75 anni. Il governo ha anche deciso di incaricare solo metà dei componenti la Giunta. La riforma è stata vista come un segno di depoliticizzazione dell'ente. I nuovi nomi sono stati criticati per la loro composizione politico-culturale, che è stata considerata equilibrata.
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