Insediamento preistorico presso Foggia danneggiato da lavorazioni agricole e installazioni «CERTO ora questi dati devono essere usati in maniera efficace. E temo che nascerà un contenzioso enorme con i privati». Per lo studioso Vittorio Emiliani, presidente del comitato per la Bellezza, associazione per la tutela dei beni culturali, la pubblicazione da parte del Cnr dei dati sul sistema informativo territoriale dei beni archeologici, rappresenta un' «occasione unica di conoscenza del nostro patrimonio che non dobbiamo lasciarci sfuggire». Ora sappiamo dove si nasconde il tesoro del nostro Paese, cosa dobbiamo fare? «La partita che si apre ora non è semplice. Abbiamo, per la prima volta, conoscenza di cosa si nasconde nel sottosuolo e sappiamo anche dove si trova con precisione. Ma soprattutto sappiamo che si tratta di un patrimonio dal valore inestimabile che deve essere tutelato e, nei limiti, valorizzato. Gli archeologi, del resto, sapevano che quanto era stato scavato finora era solo una minima parte di quanto si conosceva nella realtà. Quello che è emerso va però al di là di qualsiasi aspettativa». E per valorizzarlo dobbiamo scavare o lasciarlo sottoterra? «Intanto vanno messe al sicuro queste informazioni per evitare che entrino in possesso di tombaroli pronti al saccheggio. Poi bisogna capire quali sono i siti più interessanti per attivare da subito iniziative di tutela, e vanno trovate le risorse per fare in modo che queste iniziative siano efficaci». Cosa significa? «Significa che se è stata individuata un tempio o un monumento di particolare rilievo sotto un campo di grano o un altro terreno, bisogna fare in modo che si smetta di arare quel campo per evitare di distruggere definitivamente quel monumento. O in altri casi, dove sono state individuate delle aree dove più concreto è il rischio-saccheggio, come per esempio le necropoli etrusche, bisogna intervenire con sistemi di sorveglianza attiva del sito. Con pali, recinzioni, personale di controllo e altri sistemi. Per mettere insieme queste azioni però, occorre intervenire concretamente». Come? «Bisogna capire quali sono esattamente queste aree. Nel lavoro del Cnr sono inclusi come siti archeologici sia elementi di scarso significato, che monumenti di primo piano. Non si può certo intervenire su tutto. Ma per decidere occorre fare scavi, rilievi, insomma un lavoro di ricerca. Solo dopo si potrà decidere se intervenire con misure di protezione e di studio. Ma per fare tutto questo occorrono molti soldi. Quel che temo però è un altro aspetto». Quale? «Il contenzioso che si aprirà con i privati. Ora sappiamo che esistono ben 100mila monumenti in Italia. Che facciamo, mettiamo 100mila vincoli su altrettanti terreni privati?»