ROMA - Il mondo intero invidia le ricchezze della nostra archeologia. Eppure quello che e' gia' noto e studiato e' solo la minima parte dell'esistente, non piu' del 5 per cento di quello che la nostra terra ancora offre. A sostenerlo e' una ricerca condotta dal laboratorio di Topografia antica del Consiglio Nazionale delle Ricerche - Universita' di Lecce, che presenta il Sit, un sistema informativo territoriale per la gestione integrata dei beni archeologici al servizio della tutela. E lancia l'allarme: i vincoli sono pochi, il 50 dei tesori archeologici rischia la "distruzione o l'asportazione". Il sit, anticipano i ricercatori (il lavoro sara' presentato domani a Roma in un convegno organizzato dal Cnr) e' frutto di un lavoro in corso da 10 anni ed e' basato sull'integrazione di varie fonti: i dati individuati mediante la ricognizione di ampi comprensori campione, le documentazioni aerofotogrammetriche, a partire dagli anni 20 fino alla piu' recente documentazione digitale con rilevamenti satellitari o sensori multibanda, la bibliografia. Tutta questa mole di dati e' poi raccolta in un sistema Gis interrogabile, gestito da un software messo a punto dal Cnr. Obiettivo del progetto, la mappatura del patrimonio dei beni culturali nel suo complesso, con particolare attenzione al settore archeologico. Uno strumento a servizio delle strutture che operano nel settore dei Beni Culturali, in particolare per tutela, fanno notare dal Cnr, tanto piu' che il sistema restituisce una mappa dettagliata delle aree di maggiore interesse, con "emergenze mai rilevate fino ad oggi". E "zone a forte rischio di manomissione e di abbandono, poiche' non sottoposte a vincolo". "Dal lavoro svolto - spiega il professor Marcello Guaitoli dell'Universita' di Lecce, responsabile scientifico del Sit - emerge l'urgenza di una adeguata conoscenza di questi beni, minacciati da una sistematica distruzione a causa di lavori agricoli e di edificazione". Allo stato attuale, sottolinea, il numero dei beni archeologici conosciuti (escludendo le aree in proprieta' pubblica) "e' inferiore al 5 di quanto e' rilevabile con una analisi attenta del territorio o con piu' raffinate tecniche di indagine. E meno dell'1 delle ricchezze esistenti e' sottoposto a vincoli ufficiali. Piu' del 50 delle evidenze sono a forte rischio". I risultati ottenuti con la ricognizione, spiega Guaitoli, sono sorprendenti, nel Lazio, ma anche in Basilicata, in Sicilia, in Puglia. Ovunque, quello che si e' trovato era in gran parte ignoto agli archivi e fara' parte ora della nuova schedatura a disposizione degli studiosi e delle forze dell'ordine. Sulla base dei dati ottenuti con la ricognizione (condotta anche con sorvoli sistematici dal Nucleo Elicotteri Carabinieri), che riguardano piu' di 10.000 evidenze archeologiche gia' inserite nel sistema con schedatura di dettaglio (su circa 100.000 dati censiti scientificamente sul terreno e ancora da inserire), quelle di cui e' conservata notizia, sottolinea il responsabile del Sit, "sono una minima parte: 7-8 nel Lazio, 2 in Sicilia, meno dell'1 nella Valle del Sinni in Basilicata e 20 circa nel Salento, dove pero' la percentuale di testimonianze archeologiche perdute, perché distrutte dopo la segnalazione e' superiore al 60". Gli esempi sono infiniti, si va da un'area di 100 kmq nel viterbese, tra Soriano nel Cimino e Vignanello dove grazie al sit sono stati individuati con la ricognizione 444 punti di interesse (solo 51 erano in qualche modo menzionati in bibliografie e archivi) a Torrimpietra, alle porte di Roma, dove a fronte di 38 punti noti (solo uno vincolato) la ricognizione ha fatto scoprire ben 777 siti tra cui ville con piscina e necropoli. Dal Lazio alla Puglia, dove sono stati trovati complessi anche molto estesi, ma di fatto non studiati o in precedenza del tutto ignoti e quindi non tutelati o sorvegliati. Mentre nell'area di Veio sono state segnalate cinque necropoli villanoviane , edifici della fase etrusca e romana, un grande monumento interrato e una villa romana e anche in Abruzzo, tra lAquila e Capestrano, sono state avvistate tre diverse necropoli, tratti della viabilita' antica e complessi di eta' romana. "Gran parte dei dati sono stati reperiti mediante analisi diretta sistematica del territorio e schedatura analitica - spiega Patrizia Tartara, topografa del Cnr - Per le aree a rischio sono state prodotte cartografie su base fotogrammetrica di dettaglio del rilevamento, facendo confluire nel sistema tutti gli elementi archeologici visibili sul terreno al momento attuale e tutti quelli documentati in passato o visibili in foto storiche".