«Occorre rimuovere tutto ciò che oggi offende il territorio» perchè in Puglia «non è più possibile ignorare, ad esempio, edifici che sono costruiti su lame o gravine»: parte dalla necessità di una nuova considerazione della 'tenuta del territorio' la nuova pagina che il governatore della Puglia, Nichi Vendola, e la sua giunta di centrosinistra vogliono scrivere per far fronte al dissesto idrogeologico che interessa il 13 della regione. I punti sulla questione sono indicati messi oggi da Vendola che, insieme con l'assessore regionale alle opere pubbliche e presidente dell'Autorità di Bacino, Onofrio Introna, e il segretario generale dell'Autorità di Bacino, prof. Antonio Castorani, ha presentato a Bari il Piano di assetto Idrogeologico (Pai) alle autorità locali, agli ordini professionali e alle categorie produttive della regione. Il Pai è stato approvato lo scorso 30 novembre dal Comitato istituzionale dell'Adb Puglia, dove sono presenti anche delegati di Basilicata e Campania, ed è stato pubblicato, l'11 gennaio, sulla Gazzetta Ufficiale. Comincia ora una fase di osservazione con sopralluoghi, che coinvolgerà direttamente gli enti territoriali. L'obiettivo: definire 'deperimetrazioni' con il conseguente abbassamento di pericolosità di parti del territorio. In particolare, saranno predisposti piani di interventi, con l'indicazione delle opere necessarie a mitigare i rischi di inondazione e di dissesto. «Nei processi futuri di urbanizzazione bisognerà rendere permanentemente vietato -ha annunciato Vendola -qualunque intervento che violi la morfologia del territorio, ma relativamente allo stato attuale dobbiamo intervenire per rimuovere tutto ciò che offende il territorio, per esempio tutto ciò che ostruisce nell'alveo dei fiumi il normale deflusso delle acque». Oggi, con il Pai, -ha sottolineato il prof. Castorani - «si apre una pagina che definisce almeno le aree a rischio e quindi si ha la certezza sulle situazioni, che sono quasi 3.000 chilometri quadri, su 20.000 del territorio a rischio di alluvioni o a rischio frane». Tre le criticità individuate: tutte le lame e quindi gli alluvionamenti classici delle lame (con il quartiere, ad esempio, della Fiera del Levante di Bari), e poi i Comuni interni del leccese (Nardò, Copertino, Campi Salentino), la zona tarantina con Castellaneta, Massafra e Palagiano. La zona del subappennino dauno essenzialmente è interessata dalle frane e tutta la costa alta dagli sprofondamenti, quindi soprattutto Polignano e Vieste.