E solo una minima parte dei reperti è conosciuta e tutelata (in Calabria lo 0,1 e in Sicilia il 2) In Italia i beni culturali sono così tanti, che non si arriva a conoscerne neanche il 5, mentre soltanto l'l dei beni noti sono vincolati e almeno il 50 continua a resistere fra il forte rischio di distruzione e quello dell'asportazione. È quanto sostiene il Sistema informativo territoriale per i beni culturali e archeologico (Sit), messo a punto, nel corso degli ultimi dieci anni, dal Consiglio nazionale delle ricerche e dall'Università di Lecce. La ricerca dimostra quanto sia minima la parte di reperti conosciuta e tutelata (in Calabria siamo sullo 0,1, in Sicilia sul 2) e si basa sulla interattività di varie fonti. Si parte dai dati individuati attraverso la ricognizione di ampi comprensori-campione; si procede con le documentazioni aerofotogrammetriche che racchiudono il percorso dei rilevamenti a partire dagli anni Venti fino ad arrivare alla più recente documentazione digitale fatta con rilevamenti satellitari o sensori multibanda. Un ruolo fondamentale in questo settore è svolto anche dalla bibliografia che ha dato modo di documentare i dati catalogati in un sistema Gis interrogabile, gestito da un software messo a punto dal Consiglio nazionale delle ricerche. Il Sistema ha per obiettivo la mappatura del patrimonio dei beni culturali nel suo complesso, con approfondimento nel settore archeologico, ed è uno strumento al servizio delle strutture operanti nel settore dei Beni culturali, soprattutto per intraprendere azioni di tutela. Esso infatti restituisce una mappa dettagliata delle aree di maggiore interesse, con emergenze mai rilevate fino ad oggi e zone a forte rischio di manomissione e di abbandono, proprio perché non sottoposte a vincolo. «Dal lavoro svolto - spiega il professor Marcello Guaitoli dell'Università di Lecce, responsabile scientifico del Sistema informativo territoriale - emerge l'urgenza di un'adeguata conoscenza di tali beni, minacciati da una sistematica distruzione a causa di lavori agricoli e di edificazione. Sulla base dei dati ottenuti con la ricognizione (condotta anche mediante sorvoli sistematici dal Nucleo e-licotteri carabinieri), che riguardano più di 10.000 evidenze archeologiche, già inserite nel sistema con schedatura di dettaglio (su circa 100.000 dati censiti scientificamente sul terreno e ancora da inserire), quelle di cui è conservata notizia di tutela e vincolo sono una minima parte: basti pensare alla Sicilia dove soltanto il 2,5 è vincolato mentre la Calabria si attesta appena sull' 1 . «Un grande aiuto - continua il professor Guaitoli - viene dal monitoraggio aereo: sono infatti numerosi i complessi anche molto estesi, individuati nel corso del monitoraggio effettuato con il Nucleo tutela dei beni culturali e con il Gruppo aeromobile-reparti elicotteri di Pratica di Mare e di Bari dei carabinieri, con risultato di una mappatura che evidenzia molti reperti sconosciuti, altri conosciuti ma di fatto non studiati o in precedenza del tutto ignoti e quindi non tutelati o sorvegliati». «Gran parte dei dati sono stati reperiti mediante analisi diretta e sistematica del territorio e schedatura analitica» ha spiegato la dottoressa Patrizia Tartara, topografa del Consiglio nazionale delle ricerche. «Per le aree a rischio - ha detto ancora la dott.ssa Tartara - sono state prodotte cartografie su base fotogrammetrica di dettaglio del rilevamento, facendo confluire nel sistema tutti gli elementi archeologici visibili sul terreno al momento attuale e tutti quelli documentati in passato o visibili in foto storiche». Ma come si usa il Sistema informativo territoriale? Con il mouse si seleziona una regione, ad esempio la Puglia; si chiede all'elaboratore quante tombe sono state trovate ad esempio in una località del Salento. Il sistema, dopo aver filtrato le informazioni, restituisce il numero dei manufatti conosciuti e una mappa sulla quale punti rossi indicano i luoghi precisi di rinvenimento; cliccandovi sopra si approfondisce lo screening delle informazioni: geografiche, storiche, conservative. Al seminario - organizzato dal Cnr e dall'Università di Lecce - interverranno strutture e laboratori che collaborano alla raccolta dei dati e altri Istituti e Atenei, compresa l'Università della Calabria, che sviluppano sistemi analoghi di catalogazione o pianificano operazioni di innovazione tecnologica mirate alla conoscenza del patrimonio.
Beni culturali a forte rischio
Il Sistema informativo territoriale per i beni culturali e archeologici (Sit) è stato messo a punto dal Consiglio nazionale delle ricerche e dall'Università di Lecce per mappare il patrimonio dei beni culturali in Italia. La ricerca ha rivelato che solo una minima parte dei reperti è conosciuta e tutelata, con solo lo 0,1% in Calabria e lo 2% in Sicilia. Il sistema utilizza dati provenienti dalla ricognizione di ampi comprensori-campione, documentazioni aerofotogrammetriche e bibliografia per catalogare i dati in un sistema Gis interrogabile. Il Sit è uno strumento al servizio delle strutture operanti nel settore dei Beni culturali per intraprendere azioni di tutela.
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