Tagliata l'acqua dai servizi degli scavi (aperti al pubblico); in quelli dei musei manca la carta igienica. Documento con 250 firme e stato di agitazione di funzionari e tecnici: minacciato stop alle «missioni» BARI - Esplode la protesta degli archeologi e delle Soprintendenze: dal primo gennaio, in conseguenza dei tagli della Finanziaria, sono state soppresse le indennità di trasferta (per dirigenti e non dirigenti) e sono stati tagliati del 60 i finanziamenti destinati a pulizia, manutenzione e quant'altro: nei servizi igienici nei musei manca la carta igienica, a quelli degli scavi aperti alle visite non c'è acqua, a causa del mancato pagamento delle bollette. I funzionari e i tecnici della Soprintendenza archeologica di Bari sono in stato di agitazione: hanno firmato in 250 un documento in cui spiegano al soprintendente archeologico della Puglia Giuseppe Andreassi che il personale «non è più messo in condizione di far fronte all'attività di tutela del territorio», chiedendo iniziative da intraprendere e sottolineando che «non ci saranno a partire dalla data odierna trasferte sul territorio se non previa corresponsione dell'anticipazione pari al 75 delle spese presuntivamente sostenute». Un documento è stato firmato anche dai funzionari della Soprintendenza del Patrimonio storico artistico e etnoan-tropologico delle province di Bari e Foggia. E non basta: in agitazione anche il personale della Soprintendenza archivistica. «È questa l'attenzione alla cultura che tutti vanno propagandando?», dicono i funzionari. E va subito chiarito che il problema non è solo quello del taglio della diaria. Gli archeologi sono infuriati, sfiduciati e precisano che l'entità della diaria tagliata è di «ben» 85 centesimi all'ora: «Qual è il risparmio che lo Stato pensa di fare sui nostro magri stipendi? E una vergogna». Inoltre, c:è il problema degli arretrati: «Da un anno non ci viene corrisposto quanto dovuto per le trasferte», denuncia Francesca Radina. Tutti sottolineano che il problema è di principio, dato che ovviamente gli 85 centesimi non cambiano la vita di nessuno. «La nostra qualifica - sottolinea Ada Riccardi. direttore del "Museo Jatta" di Ruvo - è stata per tanto tempo di "ispettori archeologici". Ora il nostro ruolo è praticamente svilito e ci preoccupano le sorti del patrimonio che noi dovremmo tutelare». Già, la tutela. Anche quella è a rischio, aggiungono i tecnici. Luciano Saponaro: «Tutte le ispezioni, le valutazioni sugli impianti di allarme, i problemi legati alla sicurezza: che fine fa la tutela?». Si profilano non pochi problemi e tutti se la prendono con i tagli decisi dal governo. «I cantieri andranno avanti senza i nostri pareri tecnici e quindi ci sarà libero scempio di eventuali siti?», aggiunge Francesca Radina. I tagli delle missioni bloccano il lavoro delle Soprintendenze: prendiamo ad esempio le trasferte tra Bari e il Gargano o quelle ad Egnazia, quest'ultimo un museo «a cielo aperto» in cui i risparmi sulla manutenzione possono far sì che tra i resti antichissimi proliferi l'erba o, peggio, vadano a spasso i topi. Angela Cinquepalmi e Giovanna Pacilio sono amareggiate: «Non è solo il fatto economico ma è piuttosto quello che emerge da queste decisioni e cioè il mancato riconoscimento del nostro ruolo». Chi fa questo lavoro lo fa con passione, senza auto blu ma con la propria macchina o spostandosi in treno («Costretti a prendere il rapido!») da una parte all'altra della Puglia, come sottolinea Angela Ciancio. Anche l'assicurazione di poter «rimodulare» le spese di manutenzione per i musei ridotte a zero, non risolve la situazione: «Poi i giornali scrivono che i musei restano chiusi», protestano gli addetti. Per non parlare della Soprintendenza archivistica: «Le spese per le missioni sono ridotte da diversi milioni a tremila euro in tutto - annuncia Paola Bozzoni - e allora significa che nessuno potrà controllare il riordino dei documenti. Significa che si vogliono garantire l'inefficienza e la perdita del nostro patrimonio».