BARI - Il «Sistema informativo territoriale» (Sit) è l'esito di dieci anni di lavoro, da quando cioè è cominciato il lavoro di comparazione e integrazione di varie fonti: dalla ricognizione delle zone (con la collaborazione del Nucleo elicotteri carabinieri), alle riprese aerofotogrammetriche, con verifiche e approfondimenti dai dati degli anni Venti, fino all'attuale documentazione digitale attraverso rilevamenti satellitari, altre tecnologie e verificando la bibliografia. I dati sono raccolti in un sistema gestito da un software realizzato dal Cnr. Con questo sistema adesso sarà possibile disporre di una mappatura completa del patrimonio dei beni archeologici, che fa parte delle strutture dei Beni Culturali. La mappatura offre anche indicazioni sulle aree di maggior interesse culturale, con indicazione di posti mai notati finora, osservando i quali è anche possibile realizzare un catalogo dei beni più a rischio. Il professor Marcello Guaitoli, preside del corso di laurea in Beni culturali dell'Università di Lecce e ordinario di Topografia antica, è responsabile scientifico del «Sit». Afferma: «C'è l'urgenza di una adeguata conoscenza di questi beni, che rischiano una sistematica distruzione per lavori agricoli e di edificazione. Per ora, il numero dei beni archeologici conosciuti, eccetto le zone di proprietà pubblica, è inferiore al 5 per cento di quanto è rilevabile con una analisi attenta del territorio o con più raffinate tecniche di indagine. E meno dell'1 per cento delle ricchezze esistenti è sottoposto a vincoli ufficiali. Più del 50 per cento di tutti i beni è a forte rischio». I dati raccolti riguardano più di l0mila siti archeologici, inseriti nel sistema e da questo lavoro è emerso che i beni ufficialmente conosciuti sono in realtà una percentuale minima (fra quelli archeologici considerati «immobili»): 7-8 per cento nel Lazio, 2 per cento in Sicilia, meno dell'1 per cento nella Valle del Sinni (Basilicata). In un'area nel Viterbese di 100 chilometri (Soriano nel Cimino e Vignanello), sono stati individuati con la ricognizione 444 punti di interesse, mentre solo 51 sono indicati negli archivi o nella bibliografia; a Castel d'Asso (sempre nei pressi di Viterbo), su 505 beni archeologici individuati soltanto 44 risultano conosciuti in archivi e bibliografia. A Torrimpietra, alle porte di Roma, 38 punti noti, solo uno vincolato e altri 777 sono risultati nel Lazio dalla ricognizione, tra cui ville antiche e necropoli. Nell'area di «Crustumerium» (Casale Marcigliana, Roma) sezioni di necropoli e due grandi complessi di età imperiale al di fuori dell'area del demanio; in Abruzzo, tra L'Aquila e Capestrano, sono state individuate tre necropoli, alcuni tratti della viabilità antica e complessi interessanti dell'età romana.