ROMA Ci vuole una figura con pieni poteri per poter ricostruire in fretta un teatro distrutto dal fuoco. La ricetta la indica Giampaolo Vianello, soprintendente della veneziana Fenice riaperta in meno di 3 anni. A 10 anni dal rogo il bilancio di un'esperienza diventata esemplare dopo che il ministero dei Beni culturali indicò nell'ex sindaco Paolo Costa la figura commissariale adatta a superare le lungaggini burocratiche. Invece per il Petruzzelli nuove difficoltà: può esserci un nuovo stop all'iter della ricostruzione. «Per la Fenice c'è stato il rischio di un altro Petruzzelli». Quest'affermazione è del soprintendente Giampaolo Vianello, fatta nel decennale del rogo del teatro veneziano. Che, a differenza di quello barese, ha riaperto i battenti già due anni fa. Insomma, in otto anni è tornato a nuova vita, come vuole la leggenda del suo nome. Nel Petruzzelli, dopo 12 anni, è stato rifatto solo il foyer e consolidata la cupola. Per il resto bisognerà attendere le calende greche. Dottor Vianello, perché ha parlato del Petruzzelli? «Perché è l'emblema di una storia senza fine. Anche la Fenice aveva preso quella piega: si correva, infatti, il pericolo di subire tempi lunghissimi tra il rogo e la riapertura del teatro, perché anche per noi ci sono stati all'inizio intoppi burocratici, ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. Insomma, la ricostruzione è partita tre volte, ma dopo l'ultima in meno di tre anni abbiamo avuto il teatro» Qual è stata la chiave di volta per tare tutto subito e bene alla Fenice? «L'assegnazione ad un commissario, affiancato dall'avvocato Marco Corsini, dei pieni poteri per la ricostruzione, il che ha consentito di superare in pochi giorni gli ostacoli che via via si sono presentati. Sostanzialmente si deve a Corsini, alla sua serietà ed esperienza, se si è potuto procedere sostanzialmente senza interruzioni». Chi era il commissario? L'ex sindaco Paolo Costa, che aveva ricevuto il mandato dal ministro per i Beni culturali: prima di centrosinistra e poi di centrodestra». Come si arrivò a Corsini? «Costa, quando era ministro dei Lavori pubblici, era affiancato da Corsini, a capo dell'ufficio legislativo. Diventato sindaco lo nominò assessore ai Lavori pubblici e quindi vicecommissario per la ricostruzione della Fenice». Prima del sindaco c'era stato un altro commissario? «Sì, era un prefetto che, ovviamente, si muoveva con i tempi e le modalità tipici della burocrazia. Il sindaco-commissario, invece, assunse su di sé la responsabilità politica della ricostruzione e con Corsini costituì una struttura delegata ai contratti, alla gestione delle pratiche. Una struttura a prova di bomba, perché l'esperienza di Corsini, proprio nel campo degli appalti e dei concorsi, garantiva la massima efficienza e la massima trasparenza. Basti pensare che ci sono stati tredici, quattordici ricorsi di ditte che si sentivano penalizzate, tutti respinti, e noi siamo passati indenni anche attraverso questi ostacoli». Le difficoltà economiche attuali da cosa nascono? «Sono della Fenice come di tutte le altre fondazioni liriche, causate dai tagli della finanziaria, penalizzanti per noi del del 20 rispetto al budget deU'anno precedente, in tutta Europa i teatri lirici hanno sovvenzioni pubbliche per il 80, 70, in Italia in quattro anni si sono ridotte al 40». Le differenze La differenza capitale tra la Fenice e il Petruzzelli riguarda la natura della proprietà: pubblica la prima, privata la secondo. La ricostruzione del teatro veneziano è stata affidata dal ministero ad un commissario (prima al prefetto e poi al sindaco Costa). La stazione appaltante per la ricostruzione del teatro barese è sempre stata «intestata» al ministero dei Beni culturali, attraverso la soprintendenza regionale (oggi chiamata direzione regionale). I lavori I primi lavori, urgenti, per la cupola e il foyer, sono stati fatti sulla base del progetto della direzione regionale dei Beni culturali. L'intervento dei tecnici, da cui si attendono le relazioni nei prossimi giorni, è stato chiesto lo scorso anno dagli enti locali (che finanziano fa ricostruzione), per verificare la fattibilità del progetto di ricostruzione, che resta comunque prerogativa della direzione regionale. La Fondazione, invece, ha competenza esclusiva sulla produzione culturale del teatro.