Da Sassari al Nuorese dodici edifici di culto spogliati degli arredi SASSARI. Furto, appropriazione indebita, truffa, falsità materiale e ideologica. È la storia dell'arte rubata raccontata con il linguaggio del codice penale. Sono queste, infatti, le accuse ufficializzate dal sostituto procuratore della Repubblica Francesco Gigliotti al termine dell'inchiesta sulla sistematica spoliazione di alcune chiese del nord Sardegn dalle pregevoli opere d'arte che vi erano custodite. Tra due settimane in tribunale si aprirà l'udienza preliminare per sette imputati. Su tutti spicca Marilena Dander, 69 anni, ex soprintendente per i Beni artistici delle province di Sassari e Nuoro. Nella lista ci sono anche due collaudatori e quattro restauratori. Nessun sardo tra gli accusati di avere usato senza molti scrupoli il patrimonio artistico del nord Sardegna. L'elenco dei monumenti di culto presi di mira va dal duomo di San Nicola alla cattedrale di Alghero passando per la chiesa del Carmelo, nella città catalana, e quella di San Giacomo a Sassari. Nella lista ci sono anche edifici di culto a Florinas (Santa Maria Assunta e chiesa del Rosario), Castel-sardo (Santa Maria di Sala-sciu), Codrongianos (San Paolo), Berchidda (San Sebastiano), Borutta (Santa Croce), Fornii (convento di Santa Maria dei Martiri) e Ottana (Santa Maria). Dalle chiese di questi paesi e città, tra gli anni Ottanta e la fine di quelli Novanta sparirono 132 antichi reperti di interesse artistico che solo di recente sono stati recuperati e riportati a casa dai carabinieri del nucleo sassarese Tutela patrimonio culturale. Quella che a febbraio il gup Maria Teresa Lupinu sottoporrà a un primo vaglio giudiziario è la lunga e complessa indagine «Eclesia», eseguita dai carabinieri per fare chiarezza sulla fine fatta dai beni portati via dalla Sardegna a partire dal 1987 per essere restaurati e più riportati nelle chiese di appartenenza. In origine l'inchiesta abbracciava un arco di tempo superiore, ma la prescrizione dei reati più «vecchi» ha spinto la Procura a portare all'attenzione del gup solo le condotte ancora penalmente rilevanti. Tra gli accusati l'unico personaggio conosciuto nell'Isola è Marilena Dander, 69 anni, di Bressanone, ma residente all'Aquila come alcuni degli imputati. Con l'ex soprintendente sono sotto accusa due suoi collaboratori e i titolari di tre ditte specializzate nel restauro artistico. Questi ultimi avrebbero fatto materialmente sparire reperti di grande valore e, in un caso, restituito alla chiesa San Michele un organo diverso dall'originale, realizzato nel primo Settecento. La soprintendente e i collaudatori Roberto Luciani, 55 anni, romano e Alfredo Ingegno, 54 anni, di Palermo, ma residente a Firenze, avrebbero certificato la regolarità di lavori dei quali nulla potevano sapere in quanto le opere non erano state riportate in Sardegna. Imputati di appropriazione indebita, furto di candelabri e truffa sono i restauratori Mario Marinqzzi, 80 anni, di Poi-lenza; Dario Carnicelli, 70 anni, di Roma, ma residente a Pizzoli (Aquila); Leonardo ed Eligio Bevilacqua, rispettivamente di 51 e 44 anni, di Bugnara (Aquila). Di assoluto rilievo nella vicenda, almeno a leggere le imputazioni, il ruolo di Mario Marinozzi. Titolare di una ditta specializzata in restauro, molto attiva nel nord Sardegna quando Marilena Dander dirigeva la Soprintendenza, il professionista avrebbe fatto man bassa di corone d'argento, scale di pulpito, crocifissi, quadri, candelieri, sculture lignee raffiguranti. Oltre che di falsità materiale e ideologica Marilena Dander dovrà anche rispondere di essersi appropriata di un antico dipinto raffigurante Sant'Anna con la Madonna bambina, proprietà della chiesa di Sant'Anna a Sorso. Il decreto di fissazione dell'udienza è stato notificato anche alle persone offese: l'arcivescovo di Sassari, i vescovi di Alghero-Bosa, Tempio e Nuoro, il rappresentante dell'arciconfraternita della chiesa di San Giacomo a Sassari.