CARO Travaglio ieri mio figlio, di 6 anni, è rimasto estremamente deluso dopo la visita al Museo Egizio. Il sottoscritto, oltre che deluso, è arrabbiato. Ecco perché: gli avevo raccontato che avremmo visto, tra le altre cose, soprattutto tante bellissime e grandissime statue ("lo Statuario"). Durante il giro abbiamo chiesto ad una addetta come si raggiungesse lo Statuario, e siamo stati informati che è chiuso e riaprirà il 2 Febbraio. Uscendo sono andato a protestare in biglietteria. L'impiegata mi ha detto che la comunicazione che lo Statuario è chiuso è esposta. Non è così, o meglio: c'è un fogliettino appeso ad un vetro delle biglietteria, ma, attenzione(!), non allo sportello dove ho fatto la fila e pagato. Vogliamo scherzare? Dove, se non allo sportello dove si paga, andrebbe e chiaramente esposta una informazione del genere? La comunicazione non è esposta in modo da potere essere agevolmente letta. Risultato: buttati via 13 Euro (ero con mia moglie), ed un bambino deluso. Tornerò? Certo, per mio figlio. Nelle statistiche figureranno altre 3 presenze e altri 13 Euro d'incasso. Ma io mi sento preso in giro; è così che ci si comporta? E' così che si incoraggiano le visite ai Musei? Un po' di trasparenza e migliore comunicazione verso il cittadino non guasterebbero. ------------------------------- CARO lettore, la sua lettera non è l'unica che ci arriva dal caos del Museo Egizio. La vecchia e contestatissima gestione di questo che è uno dei fiori all'occhiello del patrimonio culturale di Torino, non la rimpiange nessuno. Era polverosa, decrepita, immobile, diciamo pure mummificata. Mancava perfino l'aria, e ogni tanto qualcHe scolaresca rischiava il soffocamento. Ma ora, da un paio d'anni, è arrivato anche in via Accademia delle scienze il «nuovo che avanza». Sono arrivati i manager, quelli moderni, quelli che interagiscono, che fanno «rete» e «squadra», i campioni del marketing e dell'efficientismo, quelli bravi insomma. E poi sono benedetti da Rocco Buttiglione, una fortuna che non capita a tutti. Ora la domanda, se il bilancio è quello che lei descrive e che anche il suo figlioletto, così giovane, ha già potuto assaggiare, è questa: valeva la pena di cambiare tutto perché cambiasse così poco? Le statue dell'Egizio non si vedono, e non si vede nemmeno il foglietto incollato chissà dove che avverte i gentili visitatori che stanno per acquistare il biglietto intero per visitare il museo dimezzato. Ha ragione lei. Il peggio non è lo statuario chiuso: è l'avviso invisibile, che denota un imperiale disprezzo per il pubblico, per i cittadini che pagano il biglietto. Questa e altre disfunzioni le aveva già segnalate tempo fa un articolo di «Repubblica», con tanto di fotografie. Nessuno ha provveduto, forse perché nessuno l'ha letta. O, più semplicemente, perché nessuno l'ha trovata importante. Cambiano le gestioni, possano gli anni, ma all'Egizio le mummie più mummie continuano a non essere i faraoni.