Un elefante burocratico che spende quasi la metà del suo cospicuo budget in consulenze affidate a potenti lobby. Questa è l'accusa rivolta da più parti all'Unesco, l'organizzazione internazionale con sede a Parigi che quest'anno festeggia i 60 anni di attività (fondata nel 1945, è operante dal'46). L'ultimo attacco lo porta lo storico dell'arte tedesco Wolfgang Kemp, che nell'articolo "Rapporto non richiesto sull'Unesco", apparso nel numero di dicembre della rivista Merkur, l'accusa di sperperare i suoi soldi finanziando un esagerato numero d'improbabili associazioni come la "Lega internazionale degli insegnanti di esperanto" o la "Organizzazione mondiale degli ex allievi di scuole cattoliche". Nella sua dura filippica Kemp critica anche il criterio con cui l'Unesco sceglie i patrimoni da salvare (a oggi sono 812 siti in 137 Stati). Nel 2005 ne sono stati proclamati 17, tra cui il Limes, in Germania: oltre 500 chilometri di fortificazioni diroccate e in parte ricostruite di recente (e quindi taroccate) che nel secondo secolo dopo Cristo servivano a difendere il confine orientale dell'Impero Romano. E' stato inserito tra i patrimoni dell'Umanità con la pomposa motivazione di essere stato un "mediatore di valori umani" e un "terreno di contatto tra popoli e culture", mentre secondo Kemp era più prosaicamente una lunghissima fortificazione militare. Dal 2001 l'Unesco tutela anche i beni intangibili, ovvero le tradizioni orali e popolari, l'arte dello spettacolo, le musiche, le feste, i rituali, l'artigianato, le pratiche sociali e tradizionali. La convenzione che tutela questi beni è stata adottata nell'ottobre2003, ma non è ancora entrata in vigore (è stata riconosciuta solo da 26 Stati sui 30 necessari) e deve essere ancora ratificata dal parlamento italiano. La terza proclamazione dei Capolavori del patrimonio orale e intangibile dell'umanità è avvenuta la mattina del 25 novembre 2005. E' il direttore generale dell'Unesco, Koichiro Matsuura, a premiare 43 beni intangibili che si aggiungono ai 19 proclamati nel 2001 e ai 28 nel 2003. Scelti tra 64 candidature da una giuria formata da 18 membri e presieduta dalla principessa Basma Bint Talal di Giordania, tra i 43 capolavori selezionati l'unico italiano è il Canto a tenore dei pastori del centro della Sardegna, in Barbagia. È il secondo bene intangibile italiano tutelato dall'Unesco dopo l'Opera dei pupi. Una decisione inoppugnabile per un canto tramandato in Sardegna attraverso i millenni: la prima testimonianza è stata ritrovata in una zona nuragica della Barb agia e risale al settimo secolo avanti Cristo. Si tratta di un bronzetto che raffigura un cantore con una mano appoggiata sul mento e l'altra sull'orecchio con due dita che piegano la cartilagine, nella tipica postura dei tenores. La voce primordiale dell'isola negli ultimi anni ha ricevuto tantissimi riconoscimenti intemazionali: daFrank Zappa a Peter Gabriel, che nel 1996 portò il gruppo a tenore di Bitti a Londra a incidere per la sua etichetta "Real World". Di recente Werner Herzog ha scelto un gruppo a tenore per realizzare la colonna sonora del suo ultimo film, "L'ignoto spazio profondo". Un riconoscimento strameritato, dunque, ma pagato profumatamente. Per capirlo è necessario ripercorrere l'iter avviato dall'ente che ha proposto all'Unesco la tutela del canto a tenore, l'amministrazione provinciale di Nuoro. Da principio il concetto su cui si punta è quello generico del pastoralismo. Alla fine del 2003 l'allora presidente della provincia di Nuoro, Francesco Licheri, chiede aiuto a un suo collega campano che gli fa il nome dell'architetto Carla Maurano, esperta di gestione del patrimonio e consulente dell'Unesco. Per questa consulenza partono i primi 91mila euro. Il 16 e l7 gennaio 2004 la Provincia organizza un convegno (costo 30mila euro) e invita anche il vice direttore generale dell'Unesco per la cultura, l'algerino Mounir Bouchenaki. Che in questa occasione suggerisce al presidente della provincia di concentrare gli sforzi sulla tutela del canto a tenore come espressione del pastoralismo sardo, e lo invita ad avvalersi di altri quattro consulenti Unesco oltre all'architetto Maurano (che diventerà la coordinatrice del grappo). Gli esperti raccomandati da Bouchenaki sono il maltese Ray Bondin e l'architetto slovacco Giora Solar (esperti di gestione del patrimonio), la vicentina Marina Galvani (economista dei beni culturali) e l'algerina Amal Bouchenaki, esperta di legislazione internazionale applicata al patrimonio ma soprattutto figlia del vice direttore generale per la cultura. Il 30 agosto 2004 i cinque consulenti vengono incaricati di redigere le linee guida per il Piano di gestione integrata del patrimonio tangibile e intangibile della provincia di Nuoro, con l'aiuto di tre esperti sardi Per questo lavoro la Provincia sborsa 250 mila euro, somma recuperata contraendo un mutuo presso la Cassa depositi e prestiti. Il primo settembre 2004 viene prodotta la "Proposta di candidatura per la proclamazione Unesco di patrimonio orale e intangibile dell'Umanità" per il canto a tenore. Si tratta di un documento di 56 pagine che non lesina maiuscole, frutto dell'intenso lavoro di due giorni (dal 30 agosto al primo settembre 2004) degli otto consulenti pagati profumatamente. La proposta di candidatura contiene vere perle di saggezza già dall'incipit, "Un'isola è sempre raggiungibile via mare", e prosegue con sviste storiche e autentiche sciocchezze come questa: "La vicinanza di centri turistici rinomati, quali la Costa Smeralda, costituisce una ulteriore minaccia per il canto a Tenore. Alcuni Tenores, attratti dalla possibilità di guadagno, si trasferiscono nelle zone turistiche". Nell'ottobre 2004 il dossier di candidatura viene presentato ufficialmente nella sede parigina dell'Unesco, e per l'occasione la Provincia organizza un banchetto di prodotti tipici sardi per un centinaio di persone (altri 30 mila euro). La proposta di candidatura sottolinea che il Consiglio provinciale di Nuoro ha istituito l'associazione "Centro per lo studio del pastoralismo" che ha lo scopo di "elaborare il Piano di Gestione Integrata del Patrimonio Tangibile e Intangibile della Provincia", e per questo intende spendere 400 mila euro, oltre a 200 mila euro stanziati per il budget 2005 del Centro studi. Il Centro ha come soci fondatori lo stesso presidente della Provincia e i cinque consulenti dell'Unesco. Alla fine per ottenere il prestigioso riconoscimento la Provincia spende 400 mila euro e mette in preventivo altri 600 mila euro per l'elaborazione del Piano di gestione e per il budget del primo anno di attività del Centro studi sul pastoralismo. Un milione di euro per far inserire tra i patrimoni intangibili dell'umanità tutelati dall'Unesco il Canto a tenore. Tanto che la Corte dei Conti ha aperto un'inchiesta sul procedimento e ha chiesto alla Provincia tutti gli atti. Ma almeno questa non è una bufala.
Liberazione
28 Gennaio 2006
Unesco, elefante mangia soldi. Il caso del "canto a tenore"
MA
Marco Sedda
Liberazione
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