Si svolgeranno questa mattina a Roma alle 10.30 nella chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo i funerali di Giorgio Franchetti, il più noto dei mecenati romani che si è spento due giorni fa dopo una lunga malattia nella sua casa di Trastevere in via degli Orti d'Alibert. Il barone Franchetti è stato uno dei più grandi protagonisti della vita culturale capitolina, non solo per la passione divorante per l'arte ma anche per i suoi rapporti di grande amicizia con gli artisti. Di lui si ricorda in particolare la grande stima che ha nutrito per Tano Festa, al quale lo univa un'affinità fìlosofica e poetica. Franchetti vedeva nel pittore, scapestrato e senza regole - raccontano oggi i figli - ma generoso e passionale, una sorta di alter-ego. La lunga e magnifica avventura del nobile affonda le radici nella figura del nonno, il grande collezionista che donò alla città di Venezia la sua Ca'd'Oro. Altrettanto Giorgio Franchetti ha fatto dono alla Galleria nazionale di Arte Moderna di alcuni suoi dipinti, tra cui un enorme Twombly. Il barone rivolse all'inizio la sua attenzione ai futuristi, prediligendo le opere di Balla. Ma la vera passione esplode negli anni Sessanta, dopo l'incontro con Plinio De Martis, il gallerista della Tartaruga. Sulle pareti della sua casa, innumerevoli gli artisti e i capolavori che hanno trovato spazio. Tra questi Schifano, Angeli, Paladino, Cucchi, Chia e Manzoni.