Sarà lo Yad Vashem di Roma. E come il grande mausoleo di Gerusalemme anche quello romano accoglierà i visitatori con i nomi di ebrei morti nei campi di sterminio, quelli dei romani incisi e ben visibili sul muro esterno. Ma in più, per contrappasso e rivincita, sorgerà proprio là dove il dittatore fascista pensò le leggi razziali, primo passo dello sterminio, nella casa in cui abitava, Villa Torlonia. Col Museo della Shoah, a Villa Torlonia, la storia si riprende oggi un minimo di rivincita. «Quando spieghiamo dove sorgerà il museo agli altri direttori di Musei della Shoah nel mondo, da Gerusalemme a Washington a Berlino Parigi e Londra - ricorda Marcello Pezzetti, curatore del nascente museo che ieri è stato finalmente dai vertici istituzionali della città e da quelli della Comunità ebraica - restano sbalorditi. Nessun altro museo gode di questa opportunità di poter essere là dove erano alloggiati i persecutori...». Fa impressione il progetto che è stato predisposto e che, auspicio del sindaco Walter Veltroni,sarà pronto per il 16 ottobre del 2008, nel 55 anniversario della «razzia» nazista del Ghetto. Un parallelepipedo scuro, con due piani sottoterra e altri due in superficie. L'ingresso al livello sotterraneo, arrivando da Villa Torlonia, sarà una rampa accompagnata dal motivo del filospinato e il primo ambiente in cui si sarà ricevuti è la ricostruzione di una grande e glaciale «camera a gas», con gli innaffiatoi che pendono macabri dal soffitto. Ma ancor più fa impressione lo spiazzo destinato ad accogliere il Museo, un buco ghislembo di 3850 metri quadri a ridosso della Casina delle Civette che sorge più in alto. Il terreno era destinato a un immobile per abitazioni, è stato acquisito dal Comune che in compenso ha ricambiato i proprietari con «cubature» allo Sdo e a Sant'Onofrio. Da ieri ospita, all'angolo con via Torlonia, anche il nuovo Largo Simon Wiesenthal che è stato inaugurato da tre superstiti dei campi presenti alla cerimonia, il rodigino Sami Modiano, il romano Piero Terracina e Shlomo Venezia, strappato diciottenne alla sua Salonicco. I tre anziani uomini, reduci dalla proiezione di un video in cui è stato illustrato il futuro Museo della Shoah, guardavano ieri quel buco di terra, pensando a cosa potranno portare in dono alla struttura. «Io ho un manifesto originale di Kesserling, un bando», ha detto Terracina. «Io invece regalerò una ruotellina di carrozzina da bambino uscita da Auschwitz, è tutto ciò che ho di quell'inferno, la darò volentieri», ha aggiunto Shlomo Venezia. E Sami: «Io non ho più nulla di Rodi, solo i ricordi...». E il Museo? Dopo la camera a gas, una serie di rampe che ripercorrono le tappe della preparazione allo sterminio (dai ghetti alle leggi razziali), poi al secondo piano la deportazione e un modellino che riproduce Auschwitz, il campo in cui morì la maggior parte degli ebrei romani. All'uscita, verso Largo Wiesenthal, le storie dei «Giusti» e i processi ai carnefici. «Sarà uno spazio vivo, per lavorare e studiare - insiste Pezzetti che con Umberto Gentiloni cura l'allestimento a partire dal progetto architettonico Zevi-Tamburini - Un posto per accogliere ragazzi, insegnanti, cittadini». Costerà sei milioni di euro. Nella delibera che l'assessore Claudio Minelli porterà mercoledì in giunta è illustrato il meccanismo di «compensazione» che coinvolge i costruttori Lamaro: saranno loro infatti a sostenere questo costo di 6 milioni di euro, più altri 6 che dovranno impiegare per opere di urbanizzazione nel quadrante nordest della Bufalotta. In cambio i Lamaro ottengono dal Comune la possibilità di destinare ad uso abitativo parte di costruzioni nate come uffici. Il tutto dovrà essere poi approvato dal Consiglio Comunale. E il cantiere? Se tutto procede, apre a settembre. E nel sottosuolo si restaurano le catacombe ebraiche Sotto Villa Torlonia ci sono le Catacombe Ebraiche. Non si sa ancora dove arrivino e se interessano anche l'area del Museo della Shoah. Forse alcune cavità sono state utilizzate a suo tempo da Mussolini per costruire il bunker personale antiaereo sotto la Villa. Coperte a lungo dall'oblio, le Catacombe sono state «gestite» fino agli anni '80 dalle antichità del Vaticano. Riscoperte da archeologi come l'olandese Leonard Rutgers, costituiscono un «unicum», forse il modello a cui si sono poi ispirate le catacombe cristiane. Oggi per il restauro godono di uno stanziamento di un 1,5 milioni di euro. In ottobre è stata siglata un'intesa tra le sovrintendenze archeologiche di Roma (comunale e statale) e l'Unione delle comunità ebraiche. Dopodiché sono iniziate le indagini preliminari, tuttora in corso, con l'impiego di 500.000 euro. Il restauro delle catacombe, molto belle e dotate anche di affreschi, accrescerà l'interesse per tutta la zona.