«Non ho voluto che l'Ente Cassa di Risparmio entrasse in Firenze Mostre, non voglio entrare nella Fondazione per la cultura». Non usa mezzi termini Edoardo Speranza, presidente dell'Ente. «Non faremo parte di fondazioni museali, sono d'accordo col soprintendente Antonio Paolucci, bisogna stare molto attenti al pericolo di commistioni fra diversi. Se entrassimo nella gestione di un museo statale ne usciremmo con le ossa rotte. Le indicazioni in questo senso che ha dato il Ministero per i beni culturali non le condivido». L'occasione per una così netta presa di posizione la offre il convegno «Le Fondazioni di origine bancaria della Toscana e i beni culturali». Organizzato dall'Ente Cassa di Firenze, da Cispel Toscana e dall'Acri, al convegno hanno partecipato ieri tutte le 11 fondazioni del genere della regione. Sia Speranza che Paolucci hanno confermato l'accordo che ha permesso di fare negli anni così tante iniziative delle quali quella di Arnolfo al Museo dell'opera del Duomo è l'ultima. Si fa fatica a contare le mostre che sono state realizzale con il contributo delle Fondazioni di origine bancaria. Lo fu quella di Botticelli, lo sarà quella su Alberti che aprirà a Palazzo Strozzi 1' 11 marzo. «Ma ad ognuno il suo» ha ribadito Speranza. «In Toscana le Fondazioni bancarie spendono 66 milioni di euro in cultura - dice Paolucci - che è più di quanto dia il governo in conto capitale al netto del costo per il personale. Ma credo che la formazione di fondazioni nei principali musei renderebbe ingovernabile il sistema». Il ruolo delle fondazioni di origine bancaria è dunque insostituibile, ma sembranon esserci voglia di ripetere l'esperienza del Museo Egizio di Torino che è l'unico esempio finora di gestione congiunta: «Vogliamo intervenire su progetti - insiste Speranza - come abbiamo fatto finora con il Museo Horne, lo Stibbert, Casa Buonarroti, in accordo con i direttori. Non abbiamo proprio il problema di collocare persone nei vari consigli di amministrazione». Paolucci ha colto l'occasione per annunciare il freschissimo acquisto, per 300mila euro, da parte del Polo museale fiorentino di Le colline di Grizzana, un paesaggio che Morandi dipinse nel '42 e dedicò a Ragghianti.